Strada per Montevergine: sei mesi di frana e isolamento; tra lavori in ritardo, disagi e un territorio che chiede risposte

Da oltre sei mesi la strada provinciale che conduce al Santuario di Montevergine rappresenta una delle ferite più evidenti della viabilità irpina. La frana del 25 novembre 2025, che ha travolto un tratto della ex SS374 tra Mercogliano e Ospedaletto d’Alpinolo, ha provocato il cedimento di una porzione del costone montano e la conseguente chiusura della principale arteria di accesso al complesso benedettino. Da allora, il territorio vive una condizione di isolamento infrastrutturale che ha inciso profondamente sulla vita quotidiana, sull’economia locale e sul turismo religioso. Le cronache ricordano come la frana abbia interrotto alcuni tornanti fondamentali, causando un blocco totale della circolazione e un drastico calo delle presenze dirette al Santuario, con ripercussioni immediate sulle attività commerciali e ricettive della zona.

Nel corso dei mesi, la Provincia di Avellino ha avviato interventi di messa in sicurezza del versante, impiegando rocciatori e tecnici specializzati per consolidare l’area instabile. Tra le opere previste figura anche l’installazione di una palificata orizzontale destinata a garantire maggiore stabilità al costone e a ridurre il rischio di nuovi cedimenti. Tuttavia, la complessità del dissesto e le condizioni meteorologiche avverse hanno rallentato i lavori, rendendo necessario un rinvio della riapertura provvisoria della strada, inizialmente prevista per il 5 maggio. La nuova data individuata dalla Provincia, in accordo con la Protezione Civile della Campania, era stata fissata al 24 maggio 2026, in coincidenza con la Pentecoste, consentendo ai fedeli di tornare a raggiungere il Santuario anche in auto, oltre che tramite la funicolare già attiva.

Nel frattempo, la situazione si è ulteriormente complicata con la decisione dell’Autorità di Bacino Distrettuale dell’Appennino Meridionale, che ha riclassificato l’intero tratto della strada provinciale 374 nel massimo livello di rischio idrogeologico. Questa nuova perimetrazione, che amplia l’area considerata a rischio elevato, potrebbe comportare limitazioni permanenti o temporanee alla circolazione dei mezzi pesanti, inclusi i pullman turistici che tradizionalmente accompagnano i pellegrini fino alla vetta. La prospettiva di un’esclusione dei mezzi pesanti rappresenta un ulteriore colpo per il territorio del Partenio, già provato da mesi di isolamento e da un’economia locale fortemente dipendente dal turismo religioso. Le amministrazioni locali stanno valutando soluzioni alternative, tra cui l’ipotesi di navette da Ospedaletto d’Alpinolo, mentre la Provincia lavora a un piano di messa in sicurezza definitiva stimato in circa cinque milioni di euro, cifra destinata ad aumentare alla luce delle nuove prescrizioni tecniche.

La riapertura provvisoria del 24 maggio ha rappresentato un primo segnale di ripartenza, ma non ha cancellato i mesi di difficoltà vissuti da commercianti, gestori di locali, residenti e monaci. Le attività economiche hanno subito un drastico calo, con presenze ridotte e incassi dimezzati, mentre la percezione di un territorio fragile e difficile da raggiungere rischia di lasciare strascichi anche oltre l’emergenza. La funicolare, riattivata in precedenza, ha garantito un collegamento minimo, ma non sufficiente a compensare l’assenza della viabilità stradale, soprattutto nei periodi di maggiore afflusso. La stessa riapertura della strada, pur significativa, avviene in un contesto di forte incertezza, aggravato dalla nuova classificazione del rischio che potrebbe portare a ulteriori restrizioni, come lo stop ai bus turistici già ipotizzato in più sedi.

Oggi, 7 giugno 2026, la situazione è quella di una fragile normalità riconquistata solo in parte. La strada è nuovamente percorribile, ma con tutte le cautele del caso, mentre i lavori di consolidamento proseguono e la montagna resta sotto osservazione costante. La funicolare continua a svolgere un ruolo essenziale, ma il territorio sa bene che non può dipendere da un’unica infrastruttura. La frana di Montevergine ha messo in luce una verità che gli irpini conoscono da tempo: le strade provinciali dell’Irpinia franano dappertutto perché manca la manutenzione, e lo stato generale della viabilità è pessimo. È una denuncia che arriva dai cittadini, dagli amministratori locali e dagli operatori economici, e che trova conferma nei fatti degli ultimi mesi.


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