L’estate attira milioni di persone verso le coste, in cerca di sollievo dal caldo e del piacere di un bagno rinfrescante. Ma anche il mare, con la sua apparente calma e bellezza, può trasformarsi in un ambiente ostile, soprattutto per chi non ne conosce i segreti. Saper nuotare è utile, ma spesso non basta. Esistono pericoli poco conosciuti, insidiosi proprio perché silenziosi, che ogni anno causano incidenti e tragedie evitabili.
Uno dei fenomeni più subdoli è la corrente di risacca. Non si presenta con onde impetuose né con segnali evidenti: anzi, il suo tratto distintivo è proprio un’area in cui le onde sembrano mancare, come se fosse una sorta di varco tranquillo tra due linee di frangenti. È lì che l’acqua, dopo aver raggiunto la riva, ritorna verso il largo con forza, trascinando con sé tutto ciò che incontra, bagnanti compresi. Il primo istinto, in questi casi, è cercare di tornare indietro nuotando verso la spiaggia, ma questo comportamento può risultare fatale. La corrente è troppo forte per essere vinta frontalmente. La strategia più efficace, e spesso l’unica possibilità di salvezza, è nuotare lateralmente, uscendo così dalla zona di risucchio per poi rientrare a riva con calma, approfittando delle onde laterali.
Un altro scenario da non sottovalutare si verifica quando il mare assume un aspetto inconsueto, come se fosse diviso in riquadri regolari, quasi “a piastrelle”.
Questo fenomeno, noto tra i navigatori come “mare incrociato” o “mare a scacchiera”, si verifica quando onde provenienti da direzioni diverse si sovrappongono. Il risultato è una superficie marina apparentemente organizzata ma estremamente instabile, dove le correnti si incrociano in modo imprevedibile. In queste condizioni, anche un nuotatore esperto può trovarsi disorientato, risucchiato da vortici improvvisi e onde che si alzano da direzioni inaspettate. Il pericolo è amplificato dalla difficoltà nel mantenere l’equilibrio e l’orientamento, rendendo difficile anche solo restare a galla.
Ma il mare nasconde insidie anche quando si presenta come un’oasi perfetta per un tuffo ristoratore. È il caso della cosiddetta sindrome da idrocuzione, un rischio spesso ignorato ma potenzialmente letale. Accade soprattutto quando ci si immerge rapidamente in acque fredde dopo una prolungata esposizione al sole, magari subito dopo un pasto abbondante o un’intensa attività fisica.
In queste condizioni, il brusco sbalzo termico può provocare una reazione violenta del sistema nervoso autonomo: si scatena una vasocostrizione che può indurre un arresto cardiaco o respiratorio.
Anche senza conseguenze fatali immediate, può verificarsi una sincope improvvisa: si perde conoscenza, e in acqua questo equivale, quasi sempre, a un rapido annegamento.
A rendere ancora più insidiosa questa sindrome è la sua natura imprevedibile. Spesso non dà segnali premonitori, ma in alcuni casi possono manifestarsi campanelli d’allarme come nausea, ronzii alle orecchie, un senso di freddo repentino, affaticamento improvviso o un restringimento del campo visivo. Anche se questi sintomi sono vaghi e facilmente trascurabili, è importante riconoscerli. La prevenzione è semplice ma fondamentale: evitare di tuffarsi di colpo, soprattutto quando si è accaldati o si ha mangiato troppo, e preferire un ingresso in acqua lento e graduale, cominciando con il bagnarsi viso, braccia, petto e nuca per dare il tempo al corpo di adattarsi.
Inoltre, anche se questo fenomeno si verifica molto più raramente, è il mare che si ritira improvvisamente. Questo è un pericolosissimo degnale di tsunami (che può verificarsi in seguito a maremoti di elevata magnitudo, anche se con epicentro distante migliaia di chilometri, o in caso di crolli sottomarini a carico di “seamounth”, come il nostro Marsili).
In questi casi, la cosa migliore da fare è allontanarsi velocemente e cercare di raggiungere quote più elevate.
Infine, occorre prestare una certa attenzione nelle giornate di maltempo, quando – non potendo entrare in acqua a causa del mare agitato – si opta per una una passeggiata sulla spiaggia semideserta.
In questo caso, se si ha l’impressione che si alzino i capelli o i peli del corpo, soprattutto se si indossano oggetti o monili metallici, potrebbe significare che stia per abbattersi un fulmine. In questo caso, conviene buttarsi subito a terra (per non essere “l’oggetto” più alto nei paraggi), per poi allontanarsi al più presto, per non evitare di farsi colpire da un fulmine.
Il mare è un meraviglioso compagno d’estate, ma pretende rispetto e conoscenza. Conoscere questi fenomeni non significa vivere nel terrore, ma avvicinarsi all’acqua con la consapevolezza necessaria per godersela in sicurezza.
Perché, come spesso accade in natura, il pericolo non è dove fa più rumore, ma dove tutto sembra, ingannevolmente, tranquillo.

