Esiste una concreta probabilità che nella notte tra il 31 maggio e il 1° giugno 2025 (e, in minor misura, anche nella notte successiva) i cieli italiani possano tingersi di luci aurorali.
Le previsioni degli esperti segnalano infatti l’arrivo imminente di una significativa perturbazione proveniente dal Sole, che potrebbe generare aurore visibili a latitudini più basse del normale.
Negli ultimi mesi l’attività solare si è intensificata in vista del picco del venticinquesimo ciclo undecennale, iniziato a fine 2019. Tra le aree più instabili sulla fotosfera solare spicca la regione AR 4100, al centro del disco osservato dalla Terra. È stata proprio questa macchia a produrre, alle 02:05 CEST del 31 maggio, un brillamento di classe M8.2: un’eruzione di potenza intermedia, ma sufficiente a generare un’espulsione di massa coronale (CME) diretta verso il nostro pianeta.
I modelli spaziali indicano che il pennacchio di plasma, carico di particelle elettricamente cariche e campi magnetici, raggiungerà la magnetosfera terrestre nella tarda serata di sabato 31 maggio, prolungandosi fino alle prime ore di domenica 1° giugno. Al momento si stima che l’impatto inneschi una tempesta geomagnetica di livello G3 sulla scala NOAA. Tuttavia, basandosi su precedenti eventi, non si esclude un rapido aumento verso la soglia G4, condizione necessaria affinché le aurore possano essere visibili anche a latitudini intermedie come quelle italiane.
A complicare il quadro, il flusso di vento solare associato alla CME si sovrappone a un’altra perturbazione già in corso: una regione di interazione co-rotante (CIR) che ha interessato la Terra a partire dal 30 maggio, alterando la magnetosfera con venti solari ad alta velocità. Quando flussi solari lenti incontrano correnti più rapide, si formano onde d’urto in grado di generare tempeste geomagnetiche, seppure di intensità generalmente inferiore a quella prodotta da una CME. L’azione combinata di CIR e CME potrebbe quindi innalzare l’indice Kp, parametro di riferimento per la probabilità di osservare l’aurora boreale, favorendo la manifestazione di luci colorate nella fascia di latitudine della Penisola.
Le aurore si producono quando particelle solari cariche, guidate dalle linee del campo magnetico terrestre, collidono con atomi di ossigeno e azoto nell’alta atmosfera, eccitandoli. Il rilascio di energia si traduce in lampi verdi, rossi e violacei che si estendono come tendaggi luminosi verso il cielo settentrionale. Per vederle dall’Italia, in particolare, è necessario che l’indice Kp superi il valore 7, soglia associata a tempeste di classe G4. Anche se le previsioni iniziali indicano una G3, esperienze passate hanno dimostrato che transizioni rapide fino alla classe G4 sono possibili, specialmente quando più venti solari si sommano.
Durante il ciclo solare in corso, l’Italia ha già avuto modo di osservare aurore grazie a picchi improvvisi di attività geomagnetica: in ottobre 2024 e a Capodanno 2025, per esempio, luci rossastre e verdi hanno illuminato la costa tirrenica e alcune regioni interne quali Toscana, Emilia-Romagna e Lazio. In quei casi l’interazione tra sole e Terra aveva raggiunto brevemente la soglia necessaria, regalando spettacoli insoliti per le nostre latitudini.
Oltre all’aspetto estetico, le tempeste geomagnetiche possono comportare conseguenze tecniche importanti. Le correnti indotte nelle condutture elettriche possono sovraccaricare i trasformatori ad alta tensione, causando blackout locali. I satelliti in orbita terrestre bassa possono subire irregolarità nel funzionamento, con possibili interruzioni del segnale GPS e disturbi nelle comunicazioni radio a onde corte. Per questo motivo, i gestori delle reti elettriche e i responsabili delle missioni spaziali monitorano costantemente le allerte emesse dallo Space Weather Prediction Center e adeguano i protocolli operativi per ridurre i rischi.
In ragione dell’imprevedibilità tipica delle CME e dei CIR, non si può stabilire con assoluta certezza l’entità finale della tempesta prevista per l’inizio di giugno. Tuttavia, le condizioni attuali – presenza di AR 4100 al centro del disco solare, flussi di vento già attivi da un CIR e possibilità di rapido incremento dell’indice Kp – suggeriscono che nella notte tra il 31 maggio e il 1° giugno i nostri cieli potrebbero offrire nuovamente lo straordinario spettacolo delle aurore boreali. Chi desidera tentare l’osservazione dovrà cercare un luogo con bassa interferenza luminosa, rivolgere lo sguardo verso nord e attendere eventuali segnali di luce che, seppure fugaci, testimoniano il dialogo ininterrotto tra Sole e Terra.
ARTICOLI CORRELATI:
Aurora boreale visibile, per qualche minuto, anche dall’Irpinia !

