PANTA REI: D.C. STORIA DI UN PAESE

a cura di Antonella Prudente


La natura non risolve i tuoi problemi, ma ti ricorda che sei parte di qualcosa di più grande che tutto passa, che ogni stagione, anche la più dura o la più bella, lascia il posto alla successiva. E’ la storia. Quella storia che, a volte, diventa routine. Quel passato su cui non siamo più capaci di porre attenzione, neppure per pochi secondi, per riscoprirne la bellezza. Quel tempo che abbiamo relegato all’ordinario, ma che salva e preserva in sé tanto di straordinario. Momenti di un passato, ancora poco remoto, che siamo soliti associare solo al negativo, al  tragico, ad esempio  dal rapimento alla morte dell’uomo più ‘centrista’ mai visto sulla scena della politica italiana, Aldo Moro, a tangentopoli. Eppure, quella storia comincia nel 1942, clandestinamente, sotto il regime fascista, da chi, oltre i 30 secondi, riesce a fissare l’attenzione sulla straordinarietà di un’Italia da far rinascere, Don Luigi Sturzo e Alcide De Gasperi. Comincia durante una stagione durissima, la riflessione di un partito politico che ha segnato la storia di un paese,  definendone il futuro in tempi di guerra.
Secondo l’archivio EUI  la D.C  è ‘il risultato di più iniziative convergenti’.  Di ispirazione democratico-cristiana e moderata è stato il partito politico, che in oltre cinquant’anni, ha definito il rispetto al liberalismo, ha indicato la strategia per la pace e condiviso l’impegno per i diritti umani, l’iniziativa personale, l’uguaglianza di fronte alla legge, per cui ogni libero cittadino è parte di una comunità e ha dei doveri nei suoi confronti, e dei diritti. Dal 1942 al 1994, gli italiani vivono la storia di un partito straordinario nell’ordinario. A memoria oggi quella storia rivive in  una mostra fotografica itinerante intitolata “
DC – Storia di un Paese“, promossa dal Comitato Nazionale per le Celebrazioni dell’80° anniversario della nascita della Democrazia Cristiana, che ripercorre la storia del partito e dell’Italia repubblicana attraverso immagini e documenti storici, con eventi  da Modena, a Roma, ad Avellino. Una mostra, che oltre le ‘vulgata’, sottolinea il ruolo della DC nella ricostruzione e crescita democratica del Paese e ricordare e far conoscere  ai più giovani i cinquant’anni di vita di un  partito  che sono cinquant’anni di  vita del nostro Paese.
Ad Avellino la mostra è stata
inaugurata sabato 17, apertura al pubblico fino al 31 gennaio presso il Museo Irpino. All’inaugurazione, introdotta dai saluti  della dott.ssa De Felice, a rappresentare il commissario prefettizio del comune di Avellino,  hanno partecipato personalità del mondo politico, culturale e istituzionale, dal sen. Enzo De Luca, on. Giuseppe De Mita, on. Giuseppe Gargani, on. Gianfranco Rotondi,  al prof. Ortensio Zecchino, presidente del Comitato. I lavori sono stati coordinati dal giornalista Rai, Daniele Morgera. E proprio il Presidente on. Zecchino  alla domanda ‘cosa resta della DC, risponde:
“Resta una grande eredità. Intanto resta questa Italia, che è tale perché c’è stata la DC. Non si può dimenticare che la DC ha preso un paese distrutto e l’ha portato tra le grandi potenze. Quindi, basterebbe questo.  Naturalmente bisogna dire che il pensiero, le vicende hanno portato alla fine del partito, ma a differenza del comunismo, che ha avuto un fallimento storico nelle sue ragioni ideali, questo non è avvenuto per la democrazia cristiana. ”

Un fenomeno unico quello del partito che ha fatto l’Italia accanto al partito Comunista, che vive ancora oggi, come afferma l’on. GIUSEPPE DE MITA: “…devo dire la cosa singolare è che noi parliamo di storia, ma tutte queste cose ci riportano all’attualità. C’è un interrogativo ancora da risolvere, da affrontare del perché questa questione che pare consegnata alla storia invece è dentro l’ attualità”.

Una storia  di un partito tra passato e presente “ che implica una lezione, una conferenza – risponde l’on. Gargani – c’è una crisi della democrazia, c’è una crisi dei rapporti tra gli Stati, per cui all’interno dei vari paesi i parlamenti sono diventati più deboli e, quindi,  la partecipazione dei cittadini è molto minore. Sul piano internazionale, lo scontro tra autoritarismo e democrazia sta caratterizzando un’epoca che può lasciare molte speranze per l’avvenire.  Stamattina, sulla Stampa leggevo un articolo in cui   diceva:  Ma è vero che viviamo in epoca incerta? Io credo  che  tutte le epoche sono state incerte.  In epoche  dove ci sta un costume e una democrazia forte,  c’è  una speranza per il futuro. In questo periodo, soprattutto per i giovani,  è un periodo molto incerto perché non si sa quale può essere lo sviluppo, quale può essere  l’equilibrio che la società determinerà, quale può essere lo sviluppo economico, quale può essere rispetto anche alle nuove tecnologie,  quale può essere la presenza dei giovani nel mondo del lavoro…Manca la democrazia. E la crisi della cultura si fa sentire, dai primi anni della scuola e la cultura  naturalmente è  il presupposto alla crisi sociale, alla crisi della politica. La crescita della cultura è la crescita di un paese.”

Credo che non si debba aggiungere altro: la democrazia cristiana, quella di Don Luigi Sturzo e di Aldo Moro,  è stata l’ideologia dell’ordine sociale, della famiglia, dei diritti umani e del progresso sociale.

Secondo una pratica giapponese, tsukimi, per trovare momenti belli, basta fermarsi  30 secondi e guardare ciò che è davanti a te: la tua identità, la tua dignità.