
Grande partecipazione di pubblico, ieri, alle Basiliche Paleocristiane di Cimitile per l’inaugurazione della mostra “La Cartapesta Nolana e il Santuario di Felice e Paolino”, un evento di rilievo culturale e spirituale che mette in dialogo arte, fede e identità territoriale.
L’esposizione, visitabile fino al 1° febbraio 2026, racconta il legame spirituale tra San Paolino e San Felice in Pincis, figure centrali della storia della Chiesa e della tradizione nolana. All’interno di uno dei complessi paleocristiani più significativi del Mezzogiorno, il Consorzio della Cartapesta Nolana propone un percorso che valorizza un’arte antica, capace di rinnovarsi e parlare al presente.
Dalle storiche macchine dei Gigli di Nola all’arte sacra, fino alle sperimentazioni nel design contemporaneo – lampade, quadri, personaggi storici e figure fiabesche – la cartapesta si conferma linguaggio espressivo versatile e attuale, mantenendo salda la propria radice artigianale.
Un’arte che oggi rivendica una propria autonomia, andando oltre l’ambito strettamente tradizionale per approdare anche alle scenografie teatrali. Sacro e profano, folklore e immaginario simbolico convivono in un racconto visivo che dialoga con l’architettura e la spiritualità delle Basiliche.
La mostra è stata presentata nel corso di un convegno promosso dalla Fondazione Premio Cimitile e dal Consorzio della Cartapesta Nolana. Sono intervenuti Filomena Balletta, sindaco di Cimitile; Felice Napolitano, presidente della Fondazione Premio Cimitile; l’avv. Elia Alaia, presidente dell’Associazione Obiettivo III Millennio; l’avv. Lucia Casaburo, presidente del Consorzio della Cartapesta Nolana; Armida Filippelli, già assessore alla Formazione della Regione Campania, e l’on. Massimiliano Manfredi, presidente del Consiglio regionale della Campania. A coordinare l’incontro la giornalista Autilia Napolitano.
Portare la Cartapesta Nolana nelle Basiliche Paleocristiane ha rappresentato un ritorno alle origini, richiamando le antiche celebrazioni dedicate a San Paolino, quando il sacro occupava un ruolo centrale e le macchine votive erano realizzate in cartapesta.
La mostra si inserisce così in un percorso di valorizzazione del patrimonio storico, artistico e spirituale del territorio, offrendo a cittadini e visitatori un’occasione di conoscenza e approfondimento all’interno di un luogo simbolo della cristianità campana.
(di Alessandro Siniscalchi)

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