Secondo quanto emerso da fonti solitamente ben informate, l’autovelox di Tufino (posto a confine del territorio di Avella) sarebbe stato disattivato nel giugno 2025, a seguito di controlli interni che avrebbero evidenziato anomalie nella precisione delle rilevazioni (o, forse, anche per dubbi sulla sua legittimità). Ma non si ha certezza che poi non sia stato riattivato ” a sorpresa”.
Nonostante la sospensione, il dispositivo è ancora fisicamente presente sul tratto stradale, alimentando dubbi e proteste tra gli automobilisti, molti dei quali continuano a rallentare – anche molto al di sotto del limite dei 50 Km/h – per timore di sanzioni derivanti dai presunti malfunzionamenti “tecnici”, costituendo così pericolo e intralcio per la circolazione.
La “questione autovelox” ha assunto una rilevanza nazionale in vista della scadenza del 30 novembre 2025, data entro la quale tutti i Comuni dovranno registrare i propri autovelox sulla piattaforma telematica del Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti.
In caso contrario, i dispositivi non registrati saranno considerati illegittimi e dovranno essere disattivati.
Nel frattempo, si moltiplicano le iniziative dei cittadini e delle associazioni dei consumatori. In particolare, il gruppo “Rete Sociale Attiva” ha espresso forte preoccupazione per la gestione del dispositivo da parte dell’amministrazione comunale e ha avviato una campagna informativa per aiutare gli automobilisti a ottenere il rimborso delle multe già pagate.
L’associazione sostiene che le sanzioni elevate dal dispositivo siano illegittime in assenza di omologazione, e invita i cittadini a presentare istanza di accesso agli atti per verificare la regolarità del procedimento.
La sentenza della Corte di Cassazione n. 10505/2024 ha rafforzato questa posizione, stabilendo che le multe emesse da autovelox privi di omologazione non sono valide.
Questo ha aperto la strada a una serie di ricorsi, alcuni dei quali già accolti dal Giudice di Pace di Nola.
Allo stato attuale. la permanenza fisica del dispositivo, nonostante la sua presumibile inattività, continua a generare tensioni e richieste di chiarimenti (compresa l’installazione di cartelli che ne segnalino la disattivazione) da parte degli automobilisti.
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