Scafati (Na) si prepara a vivere due giornate che profumano di memoria e appartenenza. Il 19 e 20 giugno, lungo via della Resistenza, tornerà la quinta edizione della Sagra degli Antichi Mestieri, un appuntamento che negli anni è diventato molto più di una festa popolare: un rito collettivo capace di trasformare un intero quartiere in un laboratorio a cielo aperto di tradizioni, racconti e sapori. Organizzata dall’Associazione SCAPHA APS, con il patrocinio morale della Regione Campania e del Comune di Scafati, la manifestazione richiama ogni anno visitatori da tutto l’Agro, dall’area vesuviana e dal napoletano, attratti da un evento che unisce convivialità e cultura, spettacolo e identità.
Ciò che rende unica questa sagra è la sua capacità di mettere in relazione generazioni diverse, creando un ponte umano che attraversa il tempo. Nei laboratori e nelle rappresentazioni itineranti, anziani, giovani e bambini lavorano fianco a fianco, condividendo gesti antichi che rischierebbero di scomparire se non venissero tramandati con cura. I più maturi custodiscono la memoria e la offrono come un dono; i più giovani la raccolgono, la interpretano, la trasformano in un’eredità viva. È in questo scambio continuo che la manifestazione trova la sua forza: un dialogo tra passato e futuro che restituisce alla comunità il senso profondo delle proprie radici.
Passeggiando tra gli stand e gli spazi dedicati agli antichi mestieri, sarà inevitabile lasciarsi attraversare dal confronto tra la Scafati di ieri e quella di oggi, osservando come la città sia cambiata senza mai recidere il filo che la lega alla propria storia. L’immagine più potente, però, resterà quella delle famiglie riunite attorno allo stesso progetto: tre, quattro, persino cinque generazioni impegnate insieme a custodire un patrimonio che appartiene a tutti. Perché una città non vive soltanto nei suoi edifici, ma nelle persone che la abitano, nei valori che condividono, nelle storie che continuano a raccontarsi.
La presidente di SCAPHA, Rossella Desiderio, sottolinea proprio questo aspetto: la sagra, spiega, è un’occasione per valorizzare gli antichi mestieri, la memoria storica e le tradizioni gastronomiche, coinvolgendo soprattutto i più giovani e rafforzando il legame con il territorio. Accanto a lei, l’assessora Teresa Cirillo, cofondatrice dell’associazione, ricorda come l’iniziativa rappresenti un vero e proprio ponte tra generazioni, un luogo in cui la memoria diventa esperienza condivisa e l’identità collettiva si rinnova attraverso la partecipazione.
Il programma del 19 giugno vedrà la presenza del Maestro Espedito De Marino, reduce da una prestigiosa lezione‑concerto al Parlamento Europeo dedicata alla candidatura della canzone napoletana d’autore a patrimonio immateriale UNESCO. La sua partecipazione aggiunge un tassello di grande rilievo artistico a un evento che già da sé unisce cultura popolare e qualità musicale.
Non mancherà naturalmente la parte gastronomica, cuore pulsante della festa: gnocchi al ragù, gnocchi al pomodoro San Marzano, caponata con mozzarella di bufala e pomodorino del Vesuvio, la tradizionale spiga, anguria, sorbetto e babà saranno protagonisti degli stand temporanei, preparati secondo ricette che appartengono alla tradizione dell’Agro.
Tra le novità più attese dell’edizione 2026 spicca la grande mostra fotografica storica “Scafati dal 1900 ad oggi”, curata da Catello Avagnale, figura di riferimento nel panorama fotografico locale e vincitore di numerosi premi nazionali. Il percorso espositivo accompagnerà i visitatori in un viaggio visivo attraverso oltre un secolo di vita cittadina: strade sterrate diventate arterie urbane, piazze trasformate dal tempo, edifici che hanno cambiato volto, volti e storie che riaffiorano come frammenti preziosi di un passato condiviso. Ogni fotografia sarà una finestra aperta sulla memoria, un invito a riconoscere ciò che è cambiato e ciò che, nonostante tutto, continua a resistere.
La Sagra degli Antichi Mestieri si conferma così un appuntamento capace di unire festa e riflessione, gusto e cultura, tradizione e futuro. Un’occasione per ritrovarsi, riconoscersi e ricordare che l’identità di una comunità vive soprattutto nelle mani e nelle voci di chi la abita.

