Un vasto incendio che a febbraio aveva divorato oltre 10.000 metri quadrati di bosco e pascolo nel cuore del Parco Regionale dei Monti Picentini non sarebbe stato frutto del caso. Secondo la Procura della Repubblica di Avellino, dietro quel rogo ci sarebbe la mano di un allevatore di 56 anni, residente a Chiusano San Domenico, oggi raggiunto da una ordinanza di divieto di dimora emessa dal Tribunale del Riesame di Napoli.
Il provvedimento è stato eseguito dai Carabinieri del Nucleo Forestale di Volturara Irpina, con il supporto dei colleghi di Avellino, al termine di una complessa attività investigativa che ha permesso di ricostruire la dinamica dell’incendio e la presunta responsabilità dell’uomo. I militari, grazie a un lavoro di osservazione e accertamenti sul campo, sarebbero riusciti a documentare la presenza e l’azione dolosa del 56enne proprio nel momento in cui le fiamme iniziavano a propagarsi.
Secondo gli inquirenti, si tratterebbe dell’ennesimo episodio di incendio boschivo pluriaggravato legato a una pratica criminale purtroppo nota: provocare incendi per favorire un più rapido rinnovo della vegetazione del sottobosco, utile al pascolo delle mandrie. Un metodo che, oltre a essere illegale, mette a rischio un ecosistema già duramente colpito da numerosi roghi negli ultimi anni.
L’area dei Monti Picentini, definita nel comunicato come “sensibile” e “martoriata”, resta sotto stretta osservazione. Con l’ingresso nel periodo di massima pericolosità per gli incendi boschivi, decretato dalla Regione Campania, i Carabinieri intensificheranno ulteriormente il monitoraggio per prevenire nuovi disastri ambientali.
La misura cautelare è stata adottata in fase di indagini preliminari: il 56enne sottoposto a indagini deve perciò considerarsi presunto innocente fino a eventuale sentenza definitiva.

