Hantavirus, non è un nuovo Covid, ma scatta la sorveglianza attiva in 4 regioni, tra cui la Campania.

Chiariamo subito un punto essenziale: da quanto dichiarano gli esperti NON siamo in una situazione paragonabile a quella del Covid, e ciò è essenziale per evitare ingiustificati allarmismi. L’Oms e l’Ecdc indicano un rischio basso per la popolazione generale e molto basso in Europa, e questo perché l’Andes hantavirus non ha le caratteristiche di un virus capace di diffondersi rapidamente nella comunità. Tuttavia, la prudenza adottata dal ministero della Salute è pienamente giustificata: il periodo di incubazione può essere lungo, fino a 5 settimane, e questo rende necessario monitorare chi potrebbe essere stato esposto anche se oggi non presenta sintomi.

Il Ministero ha attivato protocolli di sorveglianza in Campania, Toscana, Veneto e Calabria dopo l’arrivo in Italia di quattro cittadini italiani che avevano viaggiato sullo stesso volo Klm sul quale, per pochi minuti, era salita la donna poi ricoverata a Johannesburg e deceduta. Le autorità hanno acquisito i dati dei passeggeri, li hanno trasmessi alle Regioni e hanno avviato la sorveglianza attiva “nel principio di massima cautela”. Una delle persone monitorate si trova in Campania. Tutti e quattro risultano asintomatici e, in aereo, erano seduti a distanza dalla passeggera poi deceduta.

Il focolaio è collegato alla nave MV Hondius, impegnata in una spedizione tra Sud America e Antartide. Le ricostruzioni internazionali indicano che il punto di origine sarebbe un’area di discarica nel Sud del Sudamerica, frequentata da roditori e meta di birdwatching, dove alcuni passeggeri avrebbero avuto un’esposizione ambientale significativa. Da lì si sono verificati i primi contagi, con un numero limitato di casi confermati e alcuni decessi, mentre altri passeggeri sono stati sbarcati in vari Paesi e posti sotto osservazione. A bordo è presente anche un medico italiano dello staff Ecdc, salito per supportare le attività sanitarie.

Per comprendere perché non siamo davanti a un nuovo Covid, bisogna guardare alle caratteristiche del virus. L’Andes hantavirus è noto da anni e, come gli altri hantavirus, si trasmette principalmente attraverso il contatto con urine, feci e saliva di roditori infetti, soprattutto quando queste particelle vengono inalate in ambienti chiusi o polverosi. La sua peculiarità è che può trasmettersi anche da uomo a uomo, ma questa possibilità è molto diversa da quella di un virus respiratorio altamente contagioso. Le evidenze mostrano che la trasmissione interumana richiede contatti stretti e prolungati, tipicamente in ambito familiare o durante l’assistenza a un malato grave, con esposizione a secrezioni respiratorie o altri fluidi biologici. Non esistono indicazioni di una diffusione efficiente tramite contatti casuali o brevi, né attraverso la semplice condivisione di spazi pubblici.

Detto questo, è corretto ricordare che il virus può essere presente nelle secrezioni respiratorie e nelle goccioline di saliva, e che la trasmissione in condizioni di contatto molto ravvicinato non è esclusa. Per questo, pur non essendo necessario modificare radicalmente la vita quotidiana, è sensato mantenere buone pratiche igieniche, soprattutto nei luoghi affollati come mezzi pubblici, scuole, uffici e sale d’attesa. Lavarsi spesso le mani, evitare di toccarsi occhi, naso e bocca con le mani sporche, coprire naso e bocca quando si tossisce o starnutisce e arieggiare gli ambienti chiusi sono comportamenti che riducono il rischio non solo per l’hantavirus, ma per molte altre infezioni.

Il quadro complessivo è chiaro: non ci sono elementi che facciano pensare a una nuova pandemia, perché la trasmissione è difficile, i casi sono pochi e circoscritti, e le autorità internazionali parlano di rischio basso. Allo stesso tempo, il focolaio legato alla MV Hondius è reale, ha causato vittime e richiede attenzione.

La scelta del Ministero della Salute di attivare la sorveglianza in quattro regioni, compresa la Campania, va letta in questa chiave: non allarme, ma vigilanza, perché muoversi presto e con cautela è sempre la strategia più efficace quando si affronta un virus con un’incubazione lunga e con dinamiche di trasmissione ancora in fase di studio.