Crisi della nocciola in Irpinia: agricoltori e COAPI chiedono lo stato di calamità e interventi urgenti


La corilicoltura irpina sta attraversando una delle crisi più gravi degli ultimi decenni, con effetti devastanti che si sono manifestati già a partire dal mese di luglio 2025. In quel periodo, si è verificata una caduta precoce e diffusa delle nocciole, un fenomeno che ha colpito duramente le aziende agricole della provincia di Avellino, provocando perdite produttive stimate tra il 60% e il 90%. I frutti, spesso incompleti o danneggiati, risultano inutilizzabili, compromettendo la sostenibilità economica di un settore che rappresenta un pilastro dell’economia locale e un simbolo identitario del territorio.

A denunciare la gravità della situazione è stato il Comitato Spontaneo degli Agricoltori della Media Valle del Sabato, guidato da Roberto Lauro, che ha definito la crisi della nocciola come un problema ormai strutturale.
A sostegno della mobilitazione si è schierato il COAPI, Coordinamento Agricoltori e Pescatori Italiani, che ha chiesto con urgenza il riconoscimento dello stato di calamità naturale. Tale misura, prevista dal Decreto Legislativo 102/2004, consentirebbe l’accesso a fondi straordinari, sgravi fiscali e aiuti diretti, una richiesta rafforzata da recenti sentenze della Corte di Cassazione che hanno riconosciuto la natura eccezionale e imprevedibile di eventi simili.

Le cause della crisi sono ancora oggetto di studio da parte degli agronomi, ma le ipotesi più accreditate includono lo stress termico prolungato, le precipitazioni violente, gli attacchi di fitofagi e le malattie fungine.
A questi si aggiungono i danni provocati dalla fauna selvatica, in particolare dai cinghiali, che in molte aree rurali sono diventati una minaccia fuori controllo. Secondo il consigliere regionale Enzo Alaia, la sola provincia di Avellino contribuisce a oltre il 40% della produzione campana di nocciole, impiegando centinaia di addetti anche nell’indotto. Tuttavia, oggi i produttori non riescono neppure a coprire i costi sostenuti per la coltivazione, e il rischio concreto è l’abbandono di centinaia di ettari coltivati.

La Provincia di Avellino aveva già riconosciuto la gravità della crisi con una delibera del 29 maggio, chiedendo alla Regione Campania e al Governo misure straordinarie per sostenere le piccole e medie imprese agricole.
Il COAPI ha rilanciato l’appello, invitando le istituzioni regionali e nazionali a intervenire con urgenza per compensare le perdite economiche e avviare un piano strutturale di rilancio del comparto corilicolo. In parallelo, il Comitato Spontaneo degli Agricoltori sta raccogliendo prove tecniche per supportare la richiesta di calamità naturale, tra cui fotografie e video geolocalizzati, dati meteorologici ufficiali, perizie agronomiche e stime dettagliate dei danni.

In questo contesto, si stanno valutando anche soluzioni innovative per aumentare la resilienza del settore. Tra le proposte figurano l’uso di regolatori di crescita, già sperimentati con successo in Cile, l’adozione di coperture vegetali come avviene in Oregon, e l’applicazione delle linee guida del progetto piemontese “Nocciola di Qualità”. Il COAPI ha suggerito di istituire un tavolo tecnico territoriale nella Media Valle del Sabato per testare e adattare queste tecniche alle condizioni locali, favorendo così un confronto costruttivo tra agricoltori, tecnici e istituzioni.

La crisi della nocciola non riguarda solo l’Irpinia, ma si estende anche ad altre aree vocate del Paese, come il Piemonte, dove la cascola precoce ha colpito duramente i noccioleti dell’Albese e dell’Alta Langa. In quelle zone, la varietà Tonda Gentile ha mostrato una vulnerabilità maggiore rispetto alla Biglini, più resistente e produttiva.
Gli esperti della Fondazione Agrion, in collaborazione con l’Università di Torino, stanno analizzando le cause del fenomeno e valutando l’introduzione di nuove varietà americane come la Pacifica, oltre a promuovere il rinnovamento degli impianti e una gestione agronomica più attenta.

In Irpinia, il Coordinamento COAPI ha chiesto un incontro urgente alla Provincia di Avellino per attivare un tavolo di coordinamento territoriale, coinvolgendo realtà sociali, tecniche e sindacali. L’obiettivo è convocare un’assemblea pubblica al termine della fase di documentazione, per definire una strategia condivisa e dare voce agli agricoltori. Il messaggio è chiaro: non si tratta solo di una crisi agricola, ma di una battaglia per la sopravvivenza di un’intera economia locale e per la tutela di un prodotto che rappresenta la storia, la cultura e l’identità di un territorio.