Carburanti, arriva il taglio delle accise da 25 centesimi: cosa cambia, quando parte e quali misure anti-speculazione sono previste

Il governo ha approvato un decreto d’urgenza che introduce un taglio delle accise pari a 25 centesimi al litro su benzina e diesel, con effetto immediato dopo la pubblicazione in Gazzetta e validità iniziale di 20 giorni. La misura è accompagnata da interventi anti-speculazione, controlli rafforzati sui prezzi e sostegni mirati ai settori più esposti, come autotrasporto e pesca. Sullo sfondo, la crisi energetica legata alle tensioni nello stretto di Hormuz, per cui l’UE valuta con l’ONU un possibile corridoio marittimo sicuro per stabilizzare i flussi petroliferi e contenere nuovi rincari. Il governo ha approvato il nuovo decreto carburanti con cui introduce un taglio immediato delle accise pari a 25 centesimi al litro su benzina e diesel, una misura pensata per contrastare l’impennata dei prezzi causata dalle tensioni internazionali e dal blocco parziale delle rotte petrolifere. Il provvedimento, varato dal Consiglio dei ministri il 18 marzo 2026, ha carattere emergenziale e nasce per dare un sollievo rapido a famiglie e imprese, in un contesto in cui il costo dei carburanti aveva raggiunto livelli critici. Secondo quanto comunicato dal governo, la riduzione entrerà in vigore subito dopo la pubblicazione in Gazzetta Ufficiale e resterà valida per 20 giorni, con la possibilità di ulteriori proroghe in base all’evoluzione dei mercati energetici.

Il taglio delle accise è destinato a produrre un effetto diretto sul prezzo finale alla pompa, con un risparmio stimato di circa 15 euro per un pieno di benzina o diesel, come indicato dalle prime analisi diffuse dopo l’annuncio ufficiale. La misura è generalizzata e non limitata a specifiche fasce di reddito: l’obiettivo è garantire un abbassamento immediato dei listini per tutti i consumatori, in modo da contrastare l’aumento dei costi che si è registrato nelle ultime settimane.

Accanto alla riduzione delle accise, il decreto introduce interventi mirati per i settori più esposti ai rincari, in particolare l’autotrasporto e la pesca. Il governo ha previsto un credito d’imposta sul gasolio per le imprese di trasporto e un ulteriore sostegno per le flotte pescherecce, così da evitare che l’aumento dei costi operativi si traduca in rincari a catena sui beni di consumo. L’esecutivo ha sottolineato che questa componente del decreto è essenziale per proteggere la filiera logistica e alimentare, che risente in modo immediato delle oscillazioni del prezzo del carburante.

Un altro pilastro del provvedimento riguarda il contrasto alle speculazioni sui prezzi. Il decreto rafforza i poteri del Garante per la sorveglianza dei prezzi, noto come “Mister Prezzi”, e introduce un sistema di monitoraggio più stringente lungo tutta la filiera, dai grossisti ai distributori. Sono previste sanzioni più severe per chi dovesse aumentare i prezzi in modo ingiustificato, oltre a un potenziamento della trasparenza attraverso la pubblicazione dei prezzi medi nazionali e regionali, così da rendere più semplice per i cittadini verificare eventuali anomalie. Il governo ha spiegato che questa componente è indispensabile per evitare che il taglio delle accise venga assorbito da rialzi opportunistici, vanificando l’effetto dello sconto.

Il decreto carburanti si inserisce in un quadro internazionale particolarmente delicato. Le tensioni nello stretto di Hormuz, da cui transita una quota significativa del petrolio mondiale, hanno contribuito all’aumento dei prezzi e alla volatilità dei mercati energetici. L’Unione europea sta valutando, insieme alle Nazioni Unite, la possibilità di una missione internazionale ispirata al “modello Mar Nero”, utilizzato nel 2022 per garantire l’esportazione del grano ucraino nonostante il conflitto. L’Alta rappresentante Ue Kaja Kallas ha confermato di aver discusso con il segretario generale dell’ONU Antonio Guterres l’ipotesi di un corridoio marittimo sicuro che permetta alle petroliere di attraversare lo stretto senza interruzioni, riducendo così il rischio di un ulteriore shock energetico globale.

Questa possibile iniziativa internazionale, ancora in fase di valutazione, rappresenta un tentativo di affrontare la crisi non solo sul piano economico ma anche su quello geopolitico. La chiusura o il rallentamento del traffico nello stretto avrebbe conseguenze immediate sui prezzi del petrolio e, di conseguenza, sui costi dei carburanti in Europa. Per questo motivo, Bruxelles considera la creazione di un corridoio controllato dall’ONU una misura strategica per stabilizzare i mercati e ridurre la necessità di interventi emergenziali come il taglio temporaneo delle accise.

Nel complesso, il pacchetto approvato dal governo combina riduzione fiscale, sostegni mirati ai settori più vulnerabili e strumenti di controllo contro la speculazione, con l’obiettivo di contenere l’impatto immediato del caro-carburanti e prevenire rincari dovuti ai costi di trasporto. Sullo sfondo, la crisi nello stretto di Hormuz e le iniziative diplomatiche in corso mostrano quanto la dimensione energetica sia oggi strettamente legata agli equilibri internazionali. Le prossime settimane saranno decisive per capire se queste misure resteranno interventi temporanei o se si renderà necessario un approccio più strutturale per proteggere l’economia europea da nuove turbolenze.