Maurizio Petracca, capogruppo del Partito Democratico in Consiglio regionale della Campania, ha spiegato che la nuova iniziativa legislativa nasce dalla convinzione che l’entroterra campano rappresenti un asset strategico e non un comparto da amministrare in modo residuale. Presentando il disegno di legge “Disposizioni per la coesione, lo sviluppo e la rigenerazione dei Comuni delle aree interne della Campania”, elaborato insieme al presidente della Commissione Urbanistica e Trasporti Luca Cascone e al capogruppo di Avanti Campania–PSI Andrea Volpe, Petracca ha sottolineato che la crescita della regione non può prescindere dal rilancio dei territori più fragili e che la politica ha il dovere di intervenire con strumenti adeguati per colmare divari ormai strutturali.
Nel dibattito sulle politiche territoriali della Campania, la proposta di legge dedicata alle aree interne segna un passaggio politico rilevante, guidato dal lavoro di Maurizio Petracca, capogruppo del Partito Democratico in Consiglio regionale. È stato proprio lui a ribadire che l’entroterra non può essere trattato come un capitolo marginale dell’azione amministrativa, ma come una componente decisiva per la crescita complessiva della regione. Chi ha seguito da vicino il dossier racconta che Petracca abbia insistito su un concetto semplice ma spesso ignorato: la Campania non potrà mai dirsi competitiva se continua a perdere pezzi del suo territorio più fragile.
Il quadro demografico degli ultimi dieci anni, con molti Comuni che hanno visto evaporare oltre il 10% dei residenti, è stato indicato come la prova più evidente di un declino che non nasce dal destino ma dall’assenza di opportunità. Petracca ha spiegato che dietro quei numeri si nascondono scuole che chiudono, servizi che si assottigliano, attività economiche che non resistono e giovani che scelgono di partire senza più tornare. Da qui la convinzione che lo spopolamento non sia un fenomeno irreversibile, ma un processo che può essere invertito solo se la politica decide di intervenire con strumenti adeguati.
La proposta di legge, condivisa con Luca Cascone e Andrea Volpe, nasce proprio da questa lettura. Petracca ha sostenuto che limitarsi alla classificazione altimetrica dei Comuni montani, come fatto a livello nazionale, significhi ignorare la complessità reale dei territori. Il testo introduce infatti una valutazione multidimensionale della fragilità, basata su indicatori demografici, infrastrutturali e sull’accessibilità ai servizi, così da includere anche quei centri che, pur non rientrando nelle categorie tradizionali, vivono condizioni di marginalità evidenti.
Il provvedimento si fonda su un Fondo regionale da 10 milioni di euro annui, pensato come misura stabile e non come intervento episodico. Petracca ha più volte chiarito che l’obiettivo non è distribuire risorse a pioggia, ma costruire una strategia di riequilibrio territoriale che restituisca dignità ai piccoli Comuni e, allo stesso tempo, rafforzi l’intero sistema regionale. La parola chiave evocata è “equità territoriale”, intesa come diritto dei cittadini a ricevere servizi adeguati indipendentemente dal luogo in cui vivono.
Gli interventi previsti spaziano dal rafforzamento della sanità territoriale al sostegno al trasporto locale e scolastico, fino agli incentivi per micro e piccole imprese. Sono previste misure per favorire la natalità, attrarre nuovi residenti, migliorare la connettività digitale, promuovere comunità energetiche e spazi di lavoro condivisi. Una parte significativa del progetto è dedicata ai giovani, con strumenti pensati per sostenere l’imprenditorialità e creare opportunità professionali nei territori d’origine.
Petracca ha voluto precisare che non si tratta di misure assistenziali, ma di un disegno organico di rigenerazione. Coesione, sviluppo e rigenerazione vengono presentati come i tre pilastri di una strategia che mira a contrastare lo squilibrio territoriale e a impedire che la Campania continui a viaggiare a due velocità. L’idea di fondo è che investire nelle aree interne significhi investire nella stabilità sociale, nella tutela ambientale e nella continuità culturale della regione.
In questo senso, la proposta di legge rappresenta non solo un intervento tecnico, ma anche una scelta politica di lungo respiro. Petracca ha indicato che il provvedimento dovrà diventare uno dei punti qualificanti della futura azione di governo regionale, un banco di prova per misurare la capacità delle istituzioni di affrontare con serietà il tema dello spopolamento. La sfida, secondo il capogruppo del PD, è trasformare territori oggi percepiti come periferici in luoghi capaci di generare innovazione, lavoro e nuove forme di economia locale.

