Avellino, ora di punta. La città scorre come sempre sul ponte della Ferriera, finché una donna di origine ucraina, visibilmente scossa, si avvicina alla balaustra con un’andatura che non lascia presagire nulla di buono. In un attimo che sfugge persino ai testimoni più attenti, supera la protezione metallica e si lancia nel vuoto, precipitando per diversi metri sotto gli occhi di chi non riesce nemmeno a gridare.
La scena è brutale, improvvisa, e per un istante sembra il preludio a una tragedia senza scampo. Ma la caduta si interrompe in un groviglio di vegetazione fitta che avvolge il corpo della quarantenne e ne attutisce l’impatto, trasformando quello che poteva essere un colpo mortale in una sopravvivenza al limite del miracoloso.
Nel giro di pochi minuti l’area si riempie di sirene: i sanitari del 118 si calano tra gli arbusti per raggiungerla, mentre le forze dell’ordine delimitano la zona e iniziano a ricostruire la dinamica. La donna è cosciente, ferita ma viva, e viene trasportata all’ospedale Moscati per gli accertamenti.

Gli investigatori raccolgono testimonianze e frammenti di ciò che è accaduto nei minuti precedenti al gesto. Chi l’ha vista camminare sul ponte parla di uno stato di forte agitazione, di movimenti disordinati, di un’alterazione emotiva che potrebbe aver preceduto la decisione di scavalcare la recinzione. Ma le motivazioni restano un enigma: un gesto improvviso, un momento di smarrimento, una scelta disperata maturata in pochi secondi.
La città resta sospesa tra sgomento e incredulità, mentre gli inquirenti cercano di dare un ordine a una vicenda che, per come si è consumata, lascia più domande che risposte.

