Alle prime ore del 5 giugno 2025, un evento sismico di magnitudo 3.4 ha scosso la vasta caldera dei Campi Flegrei, radicandosi a circa 0,8 chilometri di profondità e con epicentro localizzato a circa cinque chilometri a est di Pozzuoli. L’onda di compressione è stata chiaramente avvertita nei comuni di Pozzuoli, Bacoli, Monte di Procida e Quarto, ma ha raggiunto anche i quartieri occidentali di Napoli, dove residenti di Bagnoli, Fuorigrotta e Posillipo hanno raccontato di aver percepito un boato seguito da un rapido oscillamento del suolo. Pur non avendo provocato danni strutturali gravi né vittime, la scossa ha sollevato preoccupazione per la persistenza di un quadro di instabilità che, nel corso degli ultimi mesi, ha visto un incremento delle pressioni idrotermali all’interno della caldera.
Nei giorni che hanno preceduto l’evento principale, l’Osservatorio Vesuviano aveva già segnalato una concentrazione di piccoli terremoti, con magnitudo inferiori a 2.0, localizzati nell’area solfatara dei Pisciarelli. Tali fenomeni sono interpretati come conseguenza diretta del bradisismo in atto: il lento sollevamento del suolo—che dall’estate del 2024 procede con una velocità oscillante tra 10 e 30 millimetri al mese—provoca un aumento delle tensioni nella crosta superficiale, mettendo in moto micro-fratture e favorendo il rilascio di gas a profondità relativamente ridotte. È proprio in questo contesto che si inserisce la scossa di 3.2, considerata il culmine di una breve “ripresa di attività” iniziata la sera del 4 giugno, quando si erano registrati tre eventi sismici analoghi, con ipocentri collocati tra uno e tre chilometri sotto il livello del cratere.
I primi dati raccolti dall’INGV hanno messo in luce come, tra le 23:00 del 4 giugno e le 00:45 del 5, si sia verificata una sequenza di scosse la cui energia maggiore ha raggiunto la magnitudo 3.4 (rivista), segnata alle 00:38, e che è stata seguita da due repliche di intensità compresa tra 1.3 e 1.9. Gli esperti sottolineano che questa modulazione degli eventi è riconducibile all’incremento delle pressioni generate dal flusso di fluidi idrotermali: un fenomeno evidente dal monitoraggio continuo delle stazioni GNSS, che hanno confermato un ulteriore innalzamento del suolo di circa 10 millimetri tra il 20 maggio e il 4 giugno 2025 nella zona di Rione Terra a Pozzuoli.
Sul piano geochimico, i dati registrati dai sensori posizionati attorno ai crateri di Solfatara e dei Pisciarelli mostrano un lieve ma significativo aumento delle emissioni di anidride carbonica—passate da una media di 95 tonnellate al giorno a oltre 105 tonnellate—e un innalzamento della temperatura dei gas dal consueto valore di 95 °C fino a punte di 98 °C. Questi parametri, nel contesto di un’attività sismica più intensa, inducono gli specialisti dell’INGV a non abbassare la guardia, poiché tali variazioni possono preludere a ulteriori cambiamenti nel regime dei fluidi profondi, benché al momento non vi siano indicatori diretti di una risalita magmatica verso la superficie.
Le autorità locali hanno reagito prontamente: in coordinamento con la Prefettura di Napoli e la Protezione Civile regionale, i sindaci dei Comuni flegrei hanno convocato il Centro Coordinamento Soccorsi e hanno emesso comunicati ufficiali per rassicurare la popolazione e scongiurare allarmismi. Da Pozzuoli è arrivato l’invito a non diffondere notizie infondate, specificando che non si sono registrati crolli né richieste di intervento presso i Vigili del Fuoco. Bacoli e Quarto hanno attivato presidi di Protezione Civile per raccogliere eventuali segnalazioni, mentre le squadre dei Vigili del Fuoco stanno eseguendo sopralluoghi mirati soprattutto negli edifici più datati, con un’attenzione particolare alle scuole e alle strutture ospedaliere.
Nel corso di una conferenza stampa convocata dall’INGV, la dottoressa Francesca Bianco—direttrice del Dipartimento Vulcani—ha chiarito che non esistono al momento segnali di un’imminente eruzione, ma che l’area deve essere considerata “in fase di unrest prolungato”. Il dottor Mauro Di Vito, direttore dell’Osservatorio Vesuviano, ha altresì evidenziato che la sismicità osservata è una conseguenza naturale dell’aumento delle pressioni idrotermali, quindi le scosse che si susseguono non sono di per sé indicatori di propagazione di magma verso l’alto, bensì di un graduale processo di deformazione tettonica. Entrambi concordano sul fatto che, fintanto che il sollevamento del suolo rimarrà superiore a due centimetri al mese, il verificarsi di ulteriori sciami è da considerarsi probabile.
Storicamente, la scossa di questa mattina s’inserisce in una fase di attività sismica che ha raggiunto un picco significativo lo scorso 13 marzo, quando un evento di magnitudo inizialmente stimata in 4.4—poi corretta a 4.6—aveva imposto procedure di verifica sulle strutture e l’evacuazione di oltre duecento persone. Da allora, la frequenza degli sciami si era lievemente attenuata, salvo riprendere vigore nelle ultime settimane. L’attenzione degli esperti si è focalizzata anche sulle anomalie termiche rilevate attraverso radar interferometrico e sulle variazioni di composizione dei gas, strumenti questi che, integrati alla sismologia, offrono un quadro sempre più preciso dell’evoluzione del sistema vulcanico.
Sul fronte della protezione civile, è stata predisposta una revisione dei piani di evacuazione per la “zona rossa”, ovvero l’area che comprende Pozzuoli, Bacoli, Monte di Procida e Quarto, con ipotesi di scenari calibrate sull’andamento in tempo reale dei dati geofisici e geochimici. Si stanno inoltre effettuando controlli strutturali mirati agli edifici considerati più vulnerabili alle scosse, in particolare quelli costruiti prima dell’entrata in vigore delle normative antisismiche. Per quanto riguarda la popolazione, gli uffici comunali hanno invitato i residenti a preparare kit di emergenza—con scorte di acqua, alimenti non deperibili, torce e radio a batterie—e a verificare i piani di fuga nelle proprie abitazioni. Sono stati attivati punti di ascolto psicologico nei centri civici di Pozzuoli e Bacoli, e la Protezione Civile della Campania ha messo a disposizione un numero verde per informazioni su procedure di autoprotezione e aggiornamenti sullo stato del suolo.
I cittadini, pur allarmati dal boato notturno e dal lieve distacco di intonaci in alcuni palazzi storici di Bagnoli e Fuorigrotta, hanno mostrato un livello di resilienza superiore rispetto ai decenni passati, attivando spontaneamente gruppi di comunicazione locali per scambiarsi informazioni affidabili e ridurre la circolazione di voci infondate. Diverse famiglie hanno preferito trascorrere la notte fuori casa, rifugiandosi in auto o presso parenti, nella consapevolezza che, in un territorio geologicamente complesso come quello flegreo, la prudenza costituisce la prima linea di difesa.
Il fenomeno dei Campi Flegrei, uno dei supervulcani più studiati in Europa, resta soggetto a una sorveglianza ininterrotta, che combina reti sismiche, stazioni GNSS, radar interferometrici e monitoraggio geochimico. La capacità di integrare questi dati in tempo reale rappresenta un ausilio fondamentale per valutare l’evoluzione del sistema e adottare tempestivamente le misure di mitigazione. Nel lungo periodo, la ricerca continua a concentrarsi sulla comprensione delle dinamiche di flusso dei fluidi profondi e sul rapporto tra bradisismo e sismicità, al fine di affinare i modelli previsionali e minimizzare i rischi per le comunità che vivono ai margini della caldera.
La scossa di stamattina non ha causato danni irreversibili, ma ha riaffermato la necessità di mantenere alta l’attenzione scientifica e istituzionale su un territorio che, da oltre vent’anni, vive sotto l’influenza di un persistente processo di unrest.
Le autorità hanno dimostrato tempestività nell’attivazione delle misure precauzionali, mentre la popolazione ha affinato una maggiore consapevolezza dei rischi legati alla convivenza con un supervulcano. Il coordinamento tra istituti di ricerca, protezione civile e amministrazioni locali rimane l’elemento cardine per gestire un fenomeno che, seppure privo di una prevedibilità assoluta, può essere contenuto e monitorato grazie a una rete di sorveglianza sempre più sofisticata e a una strategia di prevenzione proattiva.
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