Una comunità che si ritrova: fede, memoria e impegno nella domenica di Pasqua a Montella

Il cuore che torna a scaldarsi, la speranza che riprende a respirare: è l’immagine potente offerta dal Vangelo di Luca nella domenica del 19 aprile, quando i discepoli in cammino verso Emmaus riconoscono Gesù nello spezzare il pane. Un’esperienza che non appartiene solo al racconto evangelico, ma che si è resa concreta anche per quanti, questa stessa domenica, hanno partecipato alla celebrazione nella chiesa di San Francesco a Folloni, a Montella. Qui, tra volti noti e presenze nuove, si è respirata l’immagine di una Chiesa viva, capace di accogliere e rinnovarsi.

A rendere ancora più significativa la celebrazione è stata la presenza dell’Associazione Marinai d’Italia di Avellino, che ha scelto proprio la chiesa francescana per il proprio precetto pasquale. Una decisione carica di significati, come ha spiegato il presidente Antonio Picariello, affiancato dal presidente onorario Gerardo Saporito. Da un lato, il riferimento all’ottavo centenario della morte di San Francesco d’Assisi; dall’altro, il desiderio di rendere omaggio alla memoria dell’ammiraglio Salvatore Alfonso Nicola Pelosi, illustre cittadino di Montella.

L’associazione, che conta circa 120 membri tra marinai, ex marinai, familiari e simpatizzanti, rappresenta da decenni un esempio concreto di dedizione e servizio al territorio. Recentemente ha celebrato il cinquantesimo anniversario della sua fondazione, continuando a distinguersi per l’impegno nel volontariato e nella partecipazione alle principali ricorrenze civili, come il 4 novembre e il 2 giugno. Un legame forte con la comunità, testimoniato anche dalla presenza di monumenti dedicati ai marinai irpini, come quello di Piazza Kennedy ad Avellino, noto con la suggestiva iscrizione “Nati sui monti, caduti sul mare”.

Nel corso della mattinata, non è mancata una riflessione sull’evoluzione della figura del marinaio. Oggi, infatti, il mondo della Marina è profondamente cambiato, adattandosi alle trasformazioni sociali e tecnologiche. Sempre più inclusivo, vede anche una crescente presenza femminile, con donne impegnate attivamente in ruoli operativi e di comando, contribuendo in modo determinante alla vita e alle missioni navali.

Accanto a questa dimensione professionale, resta centrale l’aspetto umano e spirituale, come ha sottolineato don Cosimo, cappellano militare ad Avellino. Il suo compito, ha spiegato, è quello di offrire assistenza spirituale e sostegno a chi indossa la divisa, accompagnando uomini e donne impegnati in un servizio spesso complesso, ma orientato al bene comune e alla pace.

Particolarmente significativa è la relazione tra fede e giovani militari. Secondo il cappellano, molti di loro provengono da famiglie in cui la fede è già presente, e proprio l’esperienza militare può diventare occasione per riscoprirla o approfondirla. Non è raro che alcuni chiedano di ricevere sacramenti come la cresima, segno di un percorso personale che si rafforza nel tempo. La presenza del cappellano diventa così un punto di riferimento, una guida discreta ma costante.

Infine, suggestivo il parallelismo tra la vita del marinaio e la spiritualità francescana. Entrambi condividono un rapporto profondo con la natura: il mare aperto per il marinaio, gli elementi del creato per San Francesco. Una connessione che richiama alla contemplazione, ma anche all’azione. Se il santo di Assisi invita a riconoscere Dio nella bellezza del creato per poi tornare tra gli uomini con uno spirito rinnovato, il marinaio solca i mari con una missione che, oltre agli aspetti operativi, porta con sé valori universali come la pace, la solidarietà e la convivenza.

In questo intreccio di fede, memoria e servizio, la giornata vissuta a Montella si è rivelata molto più di una semplice celebrazione: è stata un’occasione per ritrovare il senso di comunità e per guardare al futuro con rinnovata speranza.

Antonella Prudente