Il cosiddetto “semestre filtro” introdotto per l’accesso a medicina, odontoiatria e veterinaria è stato presentato dal governo come una svolta epocale, ma la realtà vissuta dagli studenti racconta tutt’altro.
Dopo tre mesi di corsi comuni – chimica, fisica e biologia – oltre 50mila aspiranti hanno affrontato la prima prova selettiva, con la promessa di un sistema più inclusivo. In verità, la selezione non è stata abolita: è stata semplicemente spostata alla fine del percorso, mantenendo intatta la logica del numero chiuso e aggravando le difficoltà di chi sogna di diventare medico.
Le associazioni studentesche denunciano un’organizzazione caotica e inefficace, con lezioni inizialmente in DAD e poi ridotte a video preregistrati, senza interazione né possibilità di chiarimenti.
Questo ha reso la preparazione fragile e disomogenea, amplificando le disuguaglianze già esistenti. Secondo il SISM, infatti, la riforma non ha eliminato la selezione economica: chi può permettersi corsi privati ottiene una preparazione più solida, mentre chi dipende esclusivamente dall’università si trova penalizzato da risorse limitate e strutture inadeguate.
Il clima che si è generato è segnato da stress, precarietà e competizione esasperata. Gli studenti si percepiscono più come rivali che come futuri colleghi, con conseguenze pesanti sul benessere psicologico e sullo spirito di collaborazione, elementi fondamentali nella formazione medica. Le proteste dell’UDU hanno sottolineato come la riforma, anziché ampliare l’accesso, rischi di escludere la maggioranza degli aspiranti, alimentando frustrazione e disillusione.
Si ritiene da più parti che il semestre filtro non rappresenti un reale passo avanti, ma piuttosto un meccanismo che accentua le disuguaglianze sociali e territoriali, con università impreparate a gestire flussi così ampi e studenti costretti a vivere mesi di incertezza.
L’esperienza francese, dove un sistema simile è stato progressivamente ridimensionato proprio per gli effetti negativi sulla formazione, dimostra che la strada intrapresa in Italia rischia di riprodurre gli stessi errori.
In definitiva, ciò che era stato annunciato come una riforma “storica” sembra ora assumere i connotati di un esperimento fallimentare, che non semplifica l’accesso né riduce le barriere, ma le rende più insidiose.
L’impressione diffusa è che il semestre filtro finisca per scoraggiare proprio quei giovani che avrebbe dovuto valorizzare, trasformando l’ingresso a medicina in un percorso ancora più selettivo e logorante.
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