Sarà inaugurato venerdì 12 luglio 2025 alle ore 18, presso la parrocchia di San Nicola di Bari a Torelli di Mercogliano, il nuovo Centro di Ascolto “Tabita”, uno spazio voluto dalla Caritas Diocesana di Avellino in collaborazione con la comunità parrocchiale, per offrire sostegno concreto e costante a chi si trova in situazioni di difficoltà o fragilità.
L’apertura del centro rappresenta un importante tassello in un progetto più ampio che mira a diffondere, in vari territori della provincia, presìdi di prossimità capaci di cogliere i bisogni nascosti delle persone, spesso silenziosi ma profondamente urgenti.
La cerimonia d’inaugurazione si aprirà con la celebrazione eucaristica presieduta da don Modestino Limone, parroco della comunità di Torelli. Al termine della Messa, prenderanno la parola Antonio D’Orta, direttore della Caritas Diocesana, il vicedirettore Costantino Del Gaudio e il sindaco di Mercogliano, Vittorio D’Alessio.
I loro interventi metteranno in luce non solo il valore sociale e umano dell’iniziativa, ma anche la necessità di una rete strutturata e sinergica tra Chiesa, territorio e istituzioni.
Il nome scelto, “Tabita”, evoca la figura evangelica della donna ricordata per la sua carità silenziosa, per il servizio nascosto e la dedizione concreta agli altri. Ed è proprio questo spirito che il centro intende incarnare: un luogo accogliente e riservato, dove le persone possano sentirsi ascoltate, comprese e orientate. Nessuna esposizione, nessun clamore: solo il desiderio di costruire relazioni che sappiano generare fiducia e risposte durature.
Il contesto in cui nasce questo nuovo presidio è tutt’altro che semplice. I territori di Torelli, Torrette e Monteforte Irpino, come molte altre realtà del Sud Italia, vivono dinamiche sociali complesse, acuite dalla distanza tra bisogni reali e risposte istituzionali.
Tra i giovani è in crescita una diffusa fragilità emotiva: molti si sentono insicuri, disorientati, soli. La difficoltà di costruire legami autentici, l’esposizione a modelli irrealistici, la pressione sociale e il timore di fallire alimentano stati d’ansia e crisi identitarie. In un’età in cui l’affettività dovrebbe essere formativa, spesso diventa fonte di dolore o smarrimento.
La scuola, i social network, la mancanza di spazi relazionali reali incidono profondamente sulla loro capacità di sviluppare una visione positiva di sé e del futuro.
Il lavoro del Centro “Tabita” in questo ambito sarà duplice: offrire ascolto e allo stesso tempo proporre strumenti per rafforzare l’autostima, l’intelligenza emotiva, la capacità di affrontare le difficoltà in modo resiliente. Non si tratta di psicoterapia, ma di creare contesti protetti, in cui ogni ragazzo o ragazza possa sentirsi riconosciuto, accompagnato e stimolato a crescere.
Anche gli adulti portano con sé un carico di fragilità tutt’altro che marginale. L’instabilità lavorativa, la difficoltà ad arrivare a fine mese, l’ansia legata a un futuro incerto minano l’equilibrio psicologico e familiare. La mancanza di prospettive solide rende complicato anche il ruolo genitoriale, spesso vissuto in solitudine o sotto pressione. Il centro si propone come punto di riferimento anche per loro, offrendo supporto nell’orientamento ai servizi, ma anche semplicemente uno spazio dove potersi fermare, raccontare e rimettere ordine nei pensieri.
Infine, gli anziani rappresentano una delle categorie più vulnerabili al disagio invisibile. In un mondo che corre, chi ha rallentato o si è fermato rischia di essere dimenticato. La solitudine colpisce duramente: non è solo mancanza di compagnia, ma assenza di stimoli, perdita di ruolo, sensazione di inutilità. Il Centro “Tabita” intende aprire le sue porte anche a loro, attraverso attività di ascolto, animazione e inclusione, favorendo legami intergenerazionali e valorizzando la memoria e l’esperienza come risorsa per tutti.
Il cuore del progetto sta proprio qui: nel riconoscere la dignità di ogni persona, indipendentemente dall’età o dal problema che porta con sé. Il centro sarà gestito da un’équipe formata da operatori e volontari Caritas, in costante dialogo con la comunità parrocchiale e con i servizi del territorio. Non un servizio calato dall’alto, ma un presidio costruito dal basso, con attenzione, rispetto e volontà di durare nel tempo.
L’apertura del Centro “Tabita” non è una semplice iniziativa assistenziale, ma una scelta di campo: stare dove la voce si fa più flebile, dove le ferite sono più profonde, dove la speranza è più fragile. È un invito a tornare ad abitare i luoghi, a costruire relazioni che vadano oltre l’emergenza, a credere che ascoltare non sia tempo perso, ma seme di futuro. A Torelli, da venerdì, ci sarà una porta in più aperta. E forse, per molti, sarà la prima vera occasione per essere accolti.

