È proprio vero che la mamma è la migliore delle società: Angelo Favaro e la lezione civile di Adele Marin

Nonostante le buche, le strade che attraversano Roma restano sempre percorribili. Arrivare oggi al Campidoglio significa ancora misurarsi con la stratificazione del tempo: un passato glorioso che non smette di interrogare il presente e, talvolta, di aprire uno spiraglio di futuro.

È accaduto sabato 24 gennaio 2026, nella Sala del Carroccio, dove la presentazione del volume di Angelo Favaro, È proprio vero che la mamma è la migliore delle società (Franco Cesati Editore), ha restituito centralità a una figura spesso rimasta ai margini del racconto risorgimentale: Adele Marin, madre di Ippolito Nievo.

Il libro di Favaro non è una semplice biografia indiretta dello scrittore delle Confessioni d’un Italiano, né una raccolta epistolare ordinata con intento filologico fine a sé stesso. È piuttosto il tentativo – rigoroso e insieme empatico – di ricomporre un dialogo: quello tra una madre e un figlio, tra educazione e libertà, tra affetto e formazione civile.

Adele Marin emerge come donna colta, pragmatica, autonoma, pienamente inscritta nel suo tempo e tuttavia capace di oltrepassarlo. Madre di cinque figli, amministratrice dei propri beni, presenza vigile e non invadente nella crescita intellettuale e morale di Ippolito, Adele rappresenta una forma di maternità non riducibile al solo ambito domestico, ma autenticamente progettuale. Una maternità che educa al mondo, non che lo protegge.

Nel microcosmo di Soave, tra la fine della Serenissima, l’esperienza napoleonica e la dominazione austriaca, prende forma il primo sguardo di Nievo sul rapporto tra storia, territorio e comunità. Ed è qui che la figura materna si rivela decisiva: non come autorità morale astratta, ma come presenza dialogica, capace di accogliere inquietudini, slanci patriottici, fragilità emotive.

Favaro lavora sul vuoto: sulle lettere mancanti, sulle risposte perdute, sui silenzi. E proprio in questa incompletezza – come ricorda nella prefazione, richiamando Virginia Woolf – si annida il valore del carteggio. Le lettere non chiudono, ma aprono. Non spiegano tutto, ma consentono di intravedere il profilo di una relazione che ha inciso profondamente sulla formazione letteraria, civile e umana di Nievo.

Come ha osservato Giulio Ferroni, il libro restituisce con chiarezza la dimensione storica della vita: la vita del mondo si svolge nel tempo, e solo incrociando storia e geografia, biografia e contesto, è possibile comprenderne il senso. Rino Caputo, dal canto suo, ha sottolineato la sorprendente attualità di questa figura materna: Adele Marin non appartiene soltanto all’Ottocento, ma parla al nostro presente, interrogando il ruolo educativo, culturale e persino politico delle relazioni primarie.

Non è un caso che la presentazione del volume sia stata affiancata dall’anteprima del progetto cinematografico Il mare di Adele, diretto da Giovanni La Rosa. Il mare – luogo della perdita di Ippolito, ma anche metafora dell’orizzonte aperto, del rischio e della storia – diventa qui spazio simbolico in cui memoria, parola e immagine si intrecciano.

L’incontro al Campidoglio, sapientemente condotto da Carla Valesini, arricchito dalle letture sceniche e dalle musiche originali, ha mostrato come il libro di Favaro non sia destinato solo agli specialisti o ai “nievisti”, ma a chiunque voglia interrogarsi sul rapporto tra affetti e cittadinanza, tra educazione sentimentale e costruzione dell’identità collettiva.

In definitiva, È proprio vero che la mamma è la migliore delle società è un libro che ricompone frammenti, ma soprattutto restituisce dignità storica e culturale a una figura femminile capace di generare non solo un figlio, ma una visione del mondo. E nel farlo, ci ricorda che senza relazioni profonde, senza ascolto, senza cura, nessuna società può davvero dirsi tale.

Antonella Prudente