INTELLIGENZA ARTIFICIALE E FUTURO DELL’UMANITÀ

Una riflessione di Salvatore Guerriero, Presidente della CONFEDERAZIONE DELLE IMPRESE NEL MONDO – PMI INTERNATIONAL

Dalla grande opportunità tecnologica alla responsabilità di governare il cambiamento

La pubblicazione di Magnifica Humanitas, dedicata alla custodia della persona umana nel tempo dell’intelligenza artificiale, offre l’occasione per una riflessione che va ben oltre il tema della tecnologia. Il documento pone infatti al centro una domanda che riguarda tutti noi e che, soprattutto, riguarda il futuro delle nostre comunità, delle imprese, del lavoro, delle istituzioni e delle nuove generazioni.

La questione vera non è stabilire se l’intelligenza artificiale sia buona o cattiva. L’IA rappresenta una delle più grandi opportunità offerte dal progresso scientifico e tecnologico e può produrre enormi benefici per l’economia, la ricerca, la medicina, l’industria, la pubblica amministrazione, l’istruzione e la vita quotidiana. La questione decisiva è un’altra. Chi governerà questa trasformazione e secondo quali principi verrà utilizzata una tecnologia capace di modificare profondamente gli equilibri della società?

Fin dall’elezione di Papa Leone XIV abbiamo avvertito la necessità di comprendere la sua personalità, la sua formazione e la sua cultura, anche sotto il profilo scientifico e tecnologico. Oggi, di fronte a Magnifica Humanitas, quella prima impressione assume un significato ancora più evidente. La Chiesa Universale sembra voler affrontare una trasformazione storica addirittura anticipandone le possibili conseguenze sulla civiltà umana.

È proprio questa capacità di guardare oltre il presente che merita attenzione. Il Pontefice, riconoscendo la straordinaria opportunità rappresentata dall’intelligenza artificiale, mette contemporaneamente in guardia l’umanità dai pericoli che possono accompagnare una tecnologia così potente. Non vi è, quindi, un rifiuto del progresso, ma un richiamo alla responsabilità.

Ed è su questo punto che la riflessione diventa anche profondamente politica, economica e sociale.

L’uomo deve rimanere al centro

Il rischio più grande non è che le macchine diventino sempre più intelligenti. Il rischio è che l’uomo finisca progressivamente per considerare se stesso attraverso i criteri della macchina.

Efficienza, velocità, produttività, capacità di elaborazione e prestazione non possono diventare le nuove misure del valore umano. Una persona non vale per la quantità di lavoro che produce, per i dati che genera, per la sua capacità di adattarsi a un algoritmo o per il rendimento economico che riesce ad assicurare.

La persona viene prima della prestazione.

Questo principio assume un’importanza ancora maggiore in una fase nella quale l’intelligenza artificiale può intervenire nei processi di selezione, valutazione, finanziamento, organizzazione del lavoro, comunicazione e informazione.

Non possiamo permettere che dietro la presunta neutralità di un algoritmo scompaia la responsabilità di chi decide.

Ogni tecnologia deve avere un responsabile umano. Ogni decisione che incide sulla vita delle persone deve poter essere compresa, contestata e ricondotta a una responsabilità precisa.

Il primato della politica

È qui che emerge una questione che riteniamo fondamentale.

L’intelligenza artificiale non deve sostituire la politica. Deve, al contrario, costringere la politica a ritrovare pienamente la propria funzione.

Il primato della politica non significa controllare ogni processo economico o tecnologico. Significa garantire che le grandi trasformazioni che incidono sulla vita della comunità non vengano lasciate esclusivamente nelle mani del mercato, della finanza o di pochi grandi soggetti tecnologici.

Se pochi operatori controllano dati, infrastrutture digitali, piattaforme, sistemi di intelligenza artificiale e capacità di calcolo, il tema non è più soltanto economico. Diventa un problema di sovranità, di democrazia e di libertà.

La politica deve quindi tornare ad avere una visione strategica.

Deve comprendere la tecnologia, dialogare con la scienza, ascoltare le imprese e il mondo del lavoro, coinvolgere le università e la ricerca, ma soprattutto deve mantenere la responsabilità delle scelte che riguardano il futuro della società.

L’impresa davanti alla grande trasformazione

Anche il mondo delle imprese è chiamato a una responsabilità nuova.

L’intelligenza artificiale può rappresentare una straordinaria occasione per aumentare la produttività, migliorare i processi, ridurre gli sprechi, sviluppare nuovi prodotti e servizi, rafforzare la competitività e aprire mercati prima impensabili.

Per le piccole e medie imprese questa trasformazione può rappresentare una possibilità storica di recuperare competitività e colmare alcuni divari rispetto ai grandi gruppi internazionali.

Ma esiste una condizione fondamentale: le PMI non devono diventare semplicemente utilizzatrici passive di tecnologie sviluppate e controllate da altri.

Occorre creare competenze, infrastrutture, formazione, accesso alla ricerca e strumenti finanziari che permettano anche al sistema delle piccole e medie imprese di partecipare alla costruzione della nuova economia digitale.

L’innovazione non può essere patrimonio esclusivo di pochi.

Se questo avvenisse, l’intelligenza artificiale rischierebbe di ampliare ulteriormente le distanze tra grandi gruppi e piccole imprese, tra territori forti e territori deboli, tra Paesi tecnologicamente avanzati e Paesi dipendenti.

Il lavoro non può essere considerato soltanto un costo

Uno dei passaggi più importanti della riflessione riguarda il futuro del lavoro.

È evidente che l’IA e l’automazione modificheranno profondamente professioni, mansioni e organizzazioni produttive. Alcune attività saranno sostituite, altre cambieranno radicalmente e nasceranno nuove professioni.

Non dobbiamo però affrontare questa trasformazione esclusivamente attraverso il numero dei posti di lavoro che verranno creati o eliminati.

Il lavoro ha un valore economico, ma anche sociale, culturale e umano.

Attraverso il lavoro una persona costruisce autonomia, dignità, relazioni, responsabilità e partecipazione alla vita della comunità.

Per questo non possiamo accettare un modello nel quale l’intelligenza artificiale venga introdotta esclusivamente per ridurre il costo del lavoro e aumentare il profitto.

La vera sfida sarà utilizzare la tecnologia per liberare l’uomo dalle attività più ripetitive e usuranti, aumentando contemporaneamente le opportunità di crescita professionale e umana.

Dovremo investire molto di più nella formazione permanente, nella riqualificazione delle competenze e nella capacità delle persone di lavorare insieme alle nuove tecnologie.

Università, ricerca e imprese devono costruire una nuova alleanza

L’era dell’intelligenza artificiale impone anche un nuovo rapporto tra università, ricerca, imprese e istituzioni.

Non è più sufficiente formare giovani capaci di utilizzare strumenti tecnologici. Dobbiamo formare persone capaci di comprenderli, valutarli e governarli.

Il pensiero critico diventa quindi una competenza strategica.

La formazione dovrà insegnare non soltanto come utilizzare l’intelligenza artificiale, ma anche quando non utilizzarla, come verificarne i risultati, come riconoscerne gli errori e come mantenere autonoma la capacità di giudizio.

Questa deve diventare una vera politica nazionale.

La questione delle PMI è anche una questione di democrazia economica

La trasformazione digitale pone infine un problema che come Confederazione delle Imprese non possiamo ignorare.

Se la nuova economia sarà costruita soltanto da pochi grandi operatori globali, il rischio sarà quello di assistere a una progressiva concentrazione del potere economico e tecnologico.

Le PMI devono invece essere protagoniste della trasformazione.

Una politica industriale moderna deve quindi accompagnare l’introduzione dell’IA nelle imprese attraverso formazione, credito, incentivi, ricerca applicata, trasferimento tecnologico e reti di collaborazione.

Non dobbiamo limitarci a importare tecnologia.

Dobbiamo essere capaci di produrre conoscenza, competenze, innovazione e valore.

Dall’intelligenza artificiale alla responsabilità collettiva

Magnifica Humanitas ci consegna, dunque, una riflessione che può essere condivisa anche al di fuori della dimensione religiosa.

La tecnologia non deve essere demonizzata, così come non deve essere idolatrata.

Deve essere governata.

La vera sfida sarà costruire una nuova alleanza tra politica, impresa, lavoro, università, ricerca e società civile.

Una grande trasformazione tecnologica non può essere lasciata soltanto agli ingegneri, così come non può essere lasciata soltanto agli economisti o ai politici.

Richiede una responsabilità collettiva.

Per questo riteniamo che il confronto sull’intelligenza artificiale debba uscire dalla dimensione specialistica e diventare una grande discussione nazionale ed europea sul modello di società che vogliamo costruire.

La nostra posizione

Come CONFEDERAZIONE DELLE IMPRESE NEL MONDO – PMI INTERNATIONAL riteniamo che l’intelligenza artificiale rappresenti una straordinaria opportunità per il sistema produttivo e per l’umanità.

Non siamo quindi contro l’innovazione.

Siamo per un’innovazione governata.

Siamo per una tecnologia al servizio della persona.

Siamo per una crescita della produttività che non trasformi il lavoratore in un elemento marginale.

Siamo per imprese più competitive senza creare nuove forme di dipendenza tecnologica.

Siamo per una politica capace di governare il cambiamento senza ostacolare la libertà dell’impresa e della ricerca.

Siamo per una formazione che prepari i giovani non soltanto a utilizzare l’intelligenza artificiale, ma a vivere responsabilmente nella società che l’intelligenza artificiale sta contribuendo a costruire.

E soprattutto siamo convinti che l’intelligenza artificiale non debba sostituire l’intelligenza politica, la responsabilità umana e la capacità di scegliere il futuro.

Una conclusione che riguarda tutti noi

La grande domanda che abbiamo davanti non è quale sarà la macchina più potente.

La domanda è quale sarà l’uomo che utilizzerà quella macchina.

Possiamo costruire sistemi tecnologicamente straordinari e, nello stesso tempo, costruire una società più fragile, più diseguale e più dipendente.

Oppure possiamo utilizzare questa straordinaria opportunità per costruire una società nella quale la tecnologia aumenti le possibilità dell’uomo senza sostituirne la dignità, la libertà e la responsabilità.

Questa è la scelta davanti alla quale ci troviamo.

L’intelligenza artificiale è già entrata nella nostra vita. Non possiamo fermare il cambiamento e probabilmente non sarebbe neppure giusto farlo.

Possiamo però decidere come governarlo.

Ed è proprio qui che torna centrale il ruolo della politica, delle istituzioni, delle imprese e dei corpi intermedi.

Non dobbiamo avere paura del futuro.

Dobbiamo avere la responsabilità di costruirlo.

Salvatore Guerriero

Presidente

CONFEDERAZIONE DELLE IMPRESE NEL MONDO – PMI INTERNATIONAL