RELAZIONE BREVE
Studio sul Rilancio del Mezzogiorno d’Italia
Salvatore Guerriero
Presidente Nazionale e Internazionale
Confederazione delle Imprese nel Mondo – PMI International
19 agosto 2026
1. Premessa e obiettivo dello studio
La presente relazione sintetizza le principali evidenze e proposte emerse dall’analisi condotta sul Mezzogiorno d’Italia, con l’obiettivo di superare la lettura tradizionale del divario territoriale e proporre una nuova chiave interpretativa: il Sud non più come area da assistere, ma come piattaforma strategica dell’Italia e dell’Europa nel Mediterraneo.
Lo studio nasce dalla convinzione che i dati economici più recenti impongano un cambio di paradigma nella politica meridionalista, da intendersi ormai come parte integrante della politica industriale nazionale ed europea.
2. Il quadro economico attuale
● Nel primo trimestre 2026 l’occupazione nel Mezzogiorno è cresciuta dello 0,6%, tre volte il dato nazionale (0,2%), con gli occupati che hanno superato quota 6,52 milioni.
● Dal 2019 il PIL del Mezzogiorno è aumentato dell’8,3%, contro il 6,3% della media nazionale.
● Le previsioni per il 2026 indicano una crescita dello 0,6% per il Sud, superiore allo 0,5% atteso per l’intero Paese.
Si tratta di dati significativi, che tuttavia non autorizzano letture trionfalistiche: rappresentano l’avvio di una fase nuova, non la conclusione della questione meridionale.
3. Le criticità persistenti
● Tasso di occupazione al Sud ancora fermo intorno al 50%, contro il 62,5% nazionale.
● Export meridionale in calo dell’1,1% nel primo trimestre 2026, a fronte di una crescita nazionale dell’1,3%.
● PIL pro capite di circa 22.238 euro, ancora nettamente inferiore alla media del Paese.
Il quadro resta dunque duplice: segnali di dinamismo accompagnati da squilibri strutturali che richiedono interventi mirati e continuativi.
4. Il modello ZES Unica: un caso di successo da replicare
La Zona Economica Speciale Unica rappresenta l’esperienza più significativa emersa dallo studio, con circa 1.500 Autorizzazioni Uniche rilasciate, oltre 9 miliardi di euro di investimenti diretti attivati e circa 25.000 occupati diretti stimati. L’impatto economico complessivo, includendo l’indotto, è stimato in oltre 59 miliardi di euro e più di 71.000 occupati.
La lezione principale non riguarda solo il Mezzogiorno, ma l’intero sistema Paese: la riduzione dei tempi, la semplificazione delle procedure e la concentrazione delle competenze in un interlocutore unico generano risposte concrete da parte dell’economia. La semplificazione amministrativa, in quest’ottica, diventa essa stessa politica industriale, replicabile su scala nazionale.
5. Il Mezzogiorno come piattaforma strategica nel Mediterraneo
La posizione geografica del Sud Italia, cerniera naturale tra Europa, Nord Africa, Medio Oriente e le principali rotte commerciali internazionali, assume un valore crescente in un contesto globale segnato da nuovi equilibri nelle catene del valore, nelle rotte energetiche e negli approvvigionamenti.
Energia, portualità, logistica, agroalimentare, manifattura avanzata, turismo, ricerca e digitale sono i settori individuati come leve prioritarie per trasformare la posizione geografica del Mezzogiorno in una posizione economica, industriale e geopolitica di rilievo per l’intera Unione Europea.
6. Una nuova visione: dalla Magna Grecia al XXI secolo
Lo studio propone un parallelo storico-culturale: come la Magna Grecia fu ponte tra culture, commerci, conoscenze e civiltà, così il Mezzogiorno contemporaneo può tornare a essere luogo di incontro tra economie e saperi, a condizione che si abbandoni l’idea del Sud come territorio da assistere in favore di un territorio in cui investire strategicamente.
7. Il patto per lo sviluppo: imprese, istituzioni, università e territori
Lo studio individua nella costruzione di un patto tra imprese, istituzioni, università, sistema finanziario e territori la condizione necessaria per la fase successiva dello sviluppo meridionale. Le risorse pubbliche, pur rilevanti, non sono sufficienti: servono investimenti privati, infrastrutture moderne, competenze qualificate, ricerca applicata e una pubblica amministrazione capace di accompagnare gli investimenti anziché rallentarli.
In questa prospettiva, sostenere le piccole e medie imprese meridionali e favorirne l’internazionalizzazione significa rafforzare la competitività dell’intero sistema Italia, contrastando al contempo la dispersione di capitale umano giovanile verso altri territori.
8. Conclusioni e prospettive
Lo studio conclude che non serve una nuova “questione meridionale”, ma una nuova visione del Meridione: da problema da risolvere a opportunità da sviluppare, da confine a spazio strategico europeo.
Un Mezzogiorno più forte produce un’Italia più competitiva; un’Italia più competitiva produce un’Europa più forte nel Mediterraneo. Su questa base, lo sviluppo del Sud non è più soltanto una questione territoriale, ma una scelta strategica nazionale ed europea, che richiede l’impegno congiunto di politica, imprese e istituzioni.
Salvatore Guerriero
Presidente Nazionale e Internazionale
Confederazione delle Imprese nel Mondo – PMI International

