A volte, gli oggetti hanno una memoria propria. Questa dama che scrive, arrivata fin qui dal cuore della Provenza, non è solo una decorazione: è come se avesse atteso in silenzio, tra i banchi di un mercatino a L’Isle-sur-la-Sorgue, il momento esatto in cui la luce della mia Depandance si sarebbe posata su di lei.
Ora che si trova lì, sotto il ticchettio paziente dell’orologio e accanto al richiamo lontano di un grammofono che sembra ancora vibrare di note antiche, mi pare che non sia giunta in una casa estranea, ma che abbia finalmente fatto ritorno a casa.
Scrive anche lei, proprio come me; forse, tra le trame di quel mezzo punto, stava solo aspettando di trovarsi in buona compagnia per riprendere il filo del suo racconto.
Margherita Pintus

