Le Lauree Più Richieste fino al 2028: i settori in crescita, i trend occupazionali e alcune ipotesi di scelta del percorso giusto

La fotografia del fabbisogno di laureati in Italia da qui al 2028 mostra un mercato del lavoro che evolve rapidamente e che premia alcune competenze più di altre. A emergere con forza è innanzitutto l’area economico‑statistica, che guida la domanda con oltre quarantasettemila laureati richiesti: un segnale evidente di quanto l’analisi dei dati, la gestione finanziaria e la capacità di interpretare scenari complessi siano diventate competenze centrali per imprese e pubbliche amministrazioni. Subito dopo si colloca il vasto settore dell’insegnamento e della formazione, sostenuto da un ricambio generazionale ormai inevitabile: la scuola italiana ha un’età media tra le più alte d’Europa e la necessità di nuovi docenti è strutturale, non contingente.

L’ingegneria continua a rappresentare uno dei pilastri dell’occupazione qualificata, con una richiesta che supera le trentottomila unità e che abbraccia industria, energia, infrastrutture e tecnologie avanzate. Accanto ad essa, il comparto medico‑sanitario conferma la sua rilevanza, con quasi trentottomila professionisti necessari per rafforzare un sistema che la pandemia ha messo sotto pressione e che oggi richiede nuove competenze, nuove figure e un potenziamento stabile. In una fascia intermedia si collocano le lauree giuridiche, politiche e sociali, ancora fondamentali per la gestione pubblica, la consulenza e l’amministrazione, insieme all’ingegneria civile e all’architettura, indispensabili per la rigenerazione urbana, la messa in sicurezza del territorio e la modernizzazione delle infrastrutture.

Più contenuta, ma comunque significativa, è la domanda nei settori umanistici, linguistici, biologici e psicologici. Qui il mercato non scompare, ma diventa più selettivo: richiede profili capaci di integrare competenze trasversali, specializzazioni mirate e una forte capacità di adattamento. Non è un ridimensionamento del valore culturale di questi percorsi, ma un’indicazione chiara della loro collocazione quantitativa nel mercato del lavoro.

A questo quadro nazionale si sovrappone la trasformazione globale descritta da OCSE e World Economic Forum, secondo cui quasi il 40% delle competenze richieste cambierà entro pochi anni. Crescono le professioni legate alla tecnologia, ai dati e all’intelligenza artificiale, ma aumentano anche quelle dell’assistenza, dell’educazione e dei servizi essenziali. Le aziende cercano figure flessibili, capaci di apprendere rapidamente e di combinare competenze tecniche con abilità umane come pensiero critico, creatività e resilienza.

In questo contesto, il settore informatico rappresenta il punto più delicato e controverso. Nel breve periodo la domanda continua a crescere: cybersecurity, cloud computing, data science, sviluppo software avanzato e intelligenza artificiale sono tra le competenze più richieste, e il mismatch tra domanda e offerta è tra i più alti in Europa. Tuttavia, alcune analisi internazionali suggeriscono che nel medio‑lungo periodo il settore potrebbe subire una trasformazione profonda: l’IA generativa sta già automatizzando alcune mansioni di livello base, e diversi esperti ipotizzano una polarizzazione del mercato, con pochi professionisti altamente specializzati molto richiesti e ruoli intermedi destinati a ridursi. Non è un allarme, ma un invito alla consapevolezza: l’informatica non è in declino, sta cambiando natura.

Alla luce di tutto questo, i dati Unioncamere rappresentano una bussola preziosa, ma non possono diventare un vincolo. Le statistiche aiutano a capire dove si muove il mercato, ma non sostituiscono la dimensione personale. Le ricerche psicologiche e pedagogiche ricordano che la soddisfazione professionale nasce dall’incontro tra inclinazioni, valori e contesto. Una scelta guidata solo dal potenziale guadagno rischia di rivelarsi fragile, soprattutto in un mondo in cui le professioni cambiano più velocemente dei percorsi di studio.

Per questo, il punto più importante rimane forse il più semplice: informarsi, osservare le tendenze, comprendere le trasformazioni in atto, ma poi scegliere ciò che davvero risuona con le proprie capacità e aspirazioni. Il mercato del lavoro cambia, ma la motivazione di chi fa ciò che ama e ciò per cui è portato resta una delle poche certezze che resistono nel tempo. Alla fine, varrà non solo cosa so sceglierà di fare ma come si farà…