L’Esame di Stato del 2026 mantiene la struttura tradizionale, ma introduce alcune novità che è utile conoscere prima di arrivare al colloquio. Le prove scritte restano due: la prima prova di italiano, uguale per tutti gli indirizzi, e la seconda prova, diversa a seconda della scuola frequentata. A queste si aggiunge il colloquio orale, che quest’anno assume un ruolo più ampio, perché non valuta soltanto le conoscenze disciplinari ma anche la capacità dello studente di riflettere sul proprio percorso.
Il punteggio finale continua a essere espresso in centesimi: fino a 40 punti derivano dal percorso scolastico (i crediti), 20 punti dalla prima prova, 20 punti dalla seconda e 20 punti dal colloquio. La commissione può inoltre assegnare un massimo di 5 punti bonus, ma solo in presenza di determinati requisiti. Per ottenere il diploma servono almeno 60/100.
Una novità importante riguarda l’obbligo di sostenere tutte le prove: chi non affronta l’orale viene automaticamente respinto, anche se ha già accumulato un punteggio sufficiente tra crediti e scritti. L’esame, infatti, è considerato valido solo se completato in ogni sua parte.
L’Esame di Stato che affronterai non punta più soltanto a verificare quanto hai studiato: l’idea alla base della riforma è che la scuola debba valutare anche la persona che sei diventato, non solo lo studente. Per questo, nel colloquio orale non ti verrà chiesto solo di dimostrare conoscenze disciplinari, ma anche di mostrare autonomia, capacità di riflessione, responsabilità e consapevolezza del tuo percorso.
Questa attenzione alla crescita personale non è simbolica: la commissione utilizzerà una griglia ufficiale che assegna fino a 5 punti proprio alla tua maturazione personale. È una parte nuova e significativa, perché rappresenta un quarto del punteggio totale dell’orale.
Ecco la griglia ministeriale completa, così come riportata nell’articolo:
Livello I (0.50–1 punto): “Ha raggiunto un grado di maturazione molto parziale e un livello di autonomia e responsabilità incompleto”.
Livello II (1.50–2.50 punti): “Ha raggiunto un limitato grado di maturazione e di autonomia; necessita di guida e di supporto per gestire scelte e responsabilità”.
Livello III (3–3.50 punti): “Ha raggiunto un apprezzabile livello di maturazione; è in grado di assumere decisioni autonome e gestire con sicurezza scelte personali”.
Livello IV (4–4.50 punti): “Ha raggiunto un alto grado di maturazione, autonomia e responsabilità; è capace di riflettere criticamente sulle proprie scelte e sul proprio agire”.
Livello V (5 punti): “Ha raggiunto un elevato grado di autonomia e maturazione personale; sa gestire responsabilità significative in modo esemplare per gli altri”.
Questa parte della valutazione si collega direttamente al Curriculum dello Studente, un documento che accompagna il diploma e che raccoglie tutto ciò che hai fatto durante gli anni di scuola: attività scolastiche, certificazioni, esperienze extrascolastiche, volontariato, progetti personali e – da quest’anno – anche i risultati delle prove INVALSI. Il Curriculum non è un semplice allegato burocratico: serve alla commissione per comprendere meglio il tuo percorso e per dare contesto alla tua riflessione iniziale.
Il colloquio, infatti, si apre proprio con una tua presentazione: un momento in cui racconti come sei cresciuto, quali scelte hai fatto, quali esperienze ti hanno formato. È un passaggio che rende l’orale simile a un primo colloquio di lavoro: prima ti presenti come persona, poi affronti le domande più tecniche.
Un’altra novità importante riguarda l’obbligo di sostenere l’orale: non è più possibile rinunciare al colloquio nemmeno se hai già raggiunto la sufficienza con crediti e scritti. L’esame è valido solo se completi tutte le prove; rifiutare l’orale comporta la bocciatura automatica.
Nel complesso, la nuova Maturità vuole essere un ponte verso ciò che ti aspetta dopo la scuola. Le conoscenze restano fondamentali, ma contano anche il modo in cui ragioni, come ti presenti, come affronti le responsabilità e come racconti il tuo percorso. È un esame che guarda allo studente, ma anche alla persona che sta diventando. Un ultimo aspetto riguarda l’insegnamento in modalità CLIL. Anche questo elemento continua a far parte del colloquio, ma non come prova separata o come interrogazione di lingua. Se durante l’anno hai affrontato una disciplina non linguistica in lingua straniera, la commissione potrà proporti un breve spunto, un documento o un materiale collegato a quel percorso. Ti verrà chiesto di commentarlo o analizzarlo usando la lingua straniera, ma sempre in modo proporzionato a ciò che è stato svolto in classe. Non si tratta di un test linguistico: non viene valutata la correttezza grammaticale in senso stretto, né è richiesto un discorso lungo o complesso. L’obiettivo è verificare che tu sappia utilizzare la lingua come strumento, non come oggetto di studio. Anche questo momento rientra nella valutazione complessiva del colloquio, senza punteggi aggiuntivi o sezioni autonome.

