Aldoino, il primo feudatario normanno di Avella, attestato dalle fonti storiche

di Pasquale Colucci

Veduta del castello medievale di Avella.

Indicato con il titolo di conte di Avella in due scritture redatte fra l’XI e il XII secolo (pervenuteci nella trascrizione pubblicata nei Regii Neapolitani Archivi Monumenta), Aldoino è il primo feudatario normanno di Avella documentato dalle fonti storiche.

In particolare, col primo documento, datato 1087, «aldoyno franco comes de abelle et uni ex militibus abersano», per la redenzione dell’anima sua e della moglie Alberada e col consenso di Giordano, principe normanno di Capua, dona al monastero di S. Sebastiano di Napoli un oliveto sito in Avella, vicino o confinante con le chiese di San Nazzaro e di Santa Marina.

A tale donazione fa riferimento anche il secondo documento che, tuttavia. è caratterizzato da una più difficile collocazione temporale, essendo privo (per probabile deperimento della pergamena originale) sia della parte iniziale con la data, sia della parte finale.

Nonostante l’incerta durata della sua signoria su Avella, Aldoino è comunque agevolmente inquadrabile in quella aristocrazia guerriera formatasi intorno alla metà dell’XI secolo, dopo la costituzione nel 1020 da parte di Rainulfo Drengot della contea normanna di Aversa, dove confluirono non pochi cavalieri francesi, provenienti soprattutto dalla Normandia e dalla Bretagna, alcuni dei quali – fra cui appunto Aldoino – andarono gradualmente a sostituire i feudatari longobardi della regione, nel quadro di una precisa scelta strategica posta in essere a partire dal 1060 circa da Riccardo, primo principe normanno di Capua, e proseguita dai suoi successori.

Una sostituzione che, tuttavia, non comportò alcuna modifica alle preesistenti circoscrizioni territoriali, né alle strutture politico-amministrative longobarde, che rimasero pressoché inalterate e lo stesso titolo comitale utilizzato da Aldoino (non più ripreso dai suoi successori) fu probabilmente un retaggio longobardo.

Il documento del 1087 prima citato fa, inoltre, riferimento ad alcuni ufficiali della corte di Aldoino definendoli «bisconti aut castaldei nostris», conservando dunque il termine gastaldus di chiara ascendenza  longobarda, mentre per quel che concerne l’ufficio di bisconte va notato che è proprio un notabile di nome Lando (definito nel corpo del documento «lando serrace visconte nostrum») a redigere l’atto in questione e soprattutto – caso più unico che raro – a conferirgli validità giuridica, non essendo presenti alla rogazione altri pubblici ufficiali, tranne un prete, di nome Ranaldus, in qualità di testimone.

Oltre a quanto sopra, di Aldoino non conosciamo altro, tuttavia fu al suo tempo – e, certo, anche col suo diretto o indiretto coinvolgimento – che il territorio avellano, dopo l’abbandono seguito alla caduta dell’impero romano, fu rimesso progressivamente a coltura e che, sulle rovine di insediamenti rurali di epoca romana, nacquero vari casali, ossia piccoli raggruppamenti abitativi fortificati, dai quali, attraverso il lento trascorrere dei secoli, sono nati i sei comuni tuttora esistenti.

Bibliografia:

I. D’Anna, Avella illustrata, Stamperia di Faustino de Bonis, Napoli 1782.
L. Napolitano, Memorie archeologiche e storiche di Avella, Tipografia U. Fedeli, Castellammare di Stabia 1922.
P. Colucci, I signori di Avella dall’XI al XIII secolo, in «Atti del Circolo Culturale B. G. Duns Scoto di Roccarainola», 23-24-25, 1999.