Il mutato scenario geopolitico ed economico — dalla competizione tra Stati Uniti e Cina alla crescente instabilità nel Mediterraneo, fino alla necessità per l’Europa di aprirsi a nuovi mercati come India, Sudamerica, Africa e, in prospettiva, persino a forme di dialogo con Pechino e Mosca — impone all’Unione di ripensare la propria architettura politica ed economica. L’Europa non può più permettersi lentezze strutturali né divisioni paralizzanti: deve organizzarsi, rafforzare la propria autonomia strategica e dotarsi di strumenti decisionali più rapidi ed efficaci.
In questo contesto, la proposta tedesca di una Europa “a due velocità” può apparire come un tentativo di adattamento ai nuovi equilibri globali. Tuttavia, rischia di partire con il piede sbagliato se lascia intendere — anche solo in modo sfumato — che il baricentro dell’Unione possa restringersi attorno all’asse franco‑tedesco, sottovalutando il contributo di altri grandi Paesi membri. L’Europa che vuole aprirsi al mondo non può permettersi di chiudere gli occhi sul valore dei suoi stessi partner. E tra questi, l’Italia non è certo un comprimario: è un attore strategico, industriale, energetico e diplomatico, senza il quale qualsiasi progetto di integrazione differenziata rischierebbe di essere monco.
L’Italia non può essere pensata come un ripiego nella nuova Europa a due velocità: ha industria, competenze e una posizione geopolitica che la rendono indispensabile per la sovranità europea e per un ponte strategico verso il Mediterraneo e l’Africa. A Sirignano e in tutta la Campania, questo significa difendere il lavoro manifatturiero, valorizzare il Piano Mattei e chiedere che ogni progetto di integrazione differenziata includa Roma come partner attivo e non come spettatore.
La proposta tedesca di un’Europa “a due velocità” guidata da Germania e Francia nasce da esigenze reali: rapidità decisionale, difesa comune, sicurezza delle materie prime, rafforzamento dell’euro. Queste istanze sono state espresse pubblicamente da Friedrich Merz e Lars Klingbeil e riprese nel confronto con leader industriali europei.
Ma la risposta italiana non può essere la ritirata. L’Italia dispone di un tessuto produttivo unico, di capacità tecnologiche in crescita e di un piano geopolitico — il Piano Mattei — che la pone come hub energetico e ponte verso l’Africa. Ignorare questo capitale significherebbe indebolire l’Europa stessa.
La filiera manifatturiera italiana resta competitiva in settori ad alto valore aggiunto, e la transizione digitale e verde può moltiplicare il valore aggiunto nazionale. Il PNRR e le politiche industriali puntano a rafforzare la capacità di investimento e la competitività. La posizione mediterranea dell’Italia offre all’UE un canale privilegiato per diversificare le forniture energetiche e costruire partenariati con l’Africa.
Se l’Europa scegliesse un modello guidato esclusivamente dall’asse franco‑tedesco, avrebbe certamente capacità finanziaria e rapidità decisionale, ma rischierebbe di perdere know‑how mediterraneo e forza energetica. Un’Europa inclusiva dell’Italia, invece, potrebbe contare su un hub energetico strategico, su manifattura specializzata e su un ponte naturale verso l’Africa, riducendo il rischio di frammentazione. Anche un riavvicinamento al Regno Unito, utile per difesa e commercio, avrebbe senso solo dentro un quadro europeo coeso, non sbilanciato.
Per questo è necessario inserire l’Italia nei tavoli decisionali permanenti su difesa industriale ed energia, non come osservatore ma come co‑progettista. Occorre sostenere il Piano Mattei come progetto europeo per il Mediterraneo, con investimenti coordinati e partenariati pubblico‑privati. E va rilanciata una cooperazione strutturata con il Regno Unito su sicurezza e tecnologia, sfruttando il nuovo clima di dialogo post‑Brexit.
Accettare l’idea di una Europa a più velocità non significa legittimare esclusioni. L’Italia deve rivendicare un ruolo centrale, non come appendice del motore franco‑tedesco, ma come elemento che rafforza la sovranità europea attraverso la sua industria, la sua diplomazia mediterranea e la capacità di costruire ponti verso l’Africa.

