[VIDEO] Fatture false e riciclaggio: arrestati cinque indagati, coinvolti anche un carabiniere e un vigile urbano di Napoli

La Guardia di Finanza ha dato esecuzione a un provvedimento del G.I.P. di Napoli che ha disposto gli arresti domiciliari per cinque individui coinvolti in un’inchiesta su fatture per operazioni inesistenti e presunto riciclaggio di denaro. L’operazione, condotta dal Nucleo Speciale di Polizia Valutaria con il supporto dei militari del Comando Provinciale di Napoli, rappresenta l’ultimo passo di un’indagine che ha portato alla scoperta di un sistema fraudolento particolarmente strutturato.

Secondo quanto ricostruito dagli investigatori, il gruppo avrebbe fatto ricorso a una società di copertura, formalmente attiva nel commercio di materiale ferroso, ma in realtà utilizzata come strumento per far circolare denaro in modo illecito. Le verifiche svolte nel corso dei mesi hanno permesso di delineare un vero e proprio circuito parallelo di movimentazione finanziaria, un meccanismo di “underground banking” che avrebbe consentito di trasferire fondi fuori dai canali ufficiali attraverso l’emissione di fatture fittizie per un valore complessivo di circa 60 milioni di euro.

Il denaro, una volta giustificato tramite la documentazione falsa, veniva inviato tramite bonifici verso conti correnti aperti in diversi Paesi europei, tra cui Belgio, Germania, Lussemburgo, Bulgaria e Olanda. Da lì, secondo l’ipotesi accusatoria, le somme rientravano in Italia sotto forma di contanti, restituiti alle società che avevano richiesto liquidità, trattenendo una percentuale come compenso per il servizio illecito. È sulla base di questo quadro che il giudice ha ritenuto necessario applicare la misura cautelare.

Tra i destinatari del provvedimento figurano anche due pubblici ufficiali: un appartenente all’Arma dei Carabinieri e un agente della Polizia Locale di Napoli, circostanza che ha ulteriormente aggravato il quadro investigativo. Durante le perquisizioni effettuate contestualmente agli arresti, con il supporto delle unità cinofile, i finanzieri hanno rinvenuto e sequestrato 230 mila euro in contanti, parte dei quali nascosti all’interno delle abitazioni e delle attività commerciali riconducibili agli indagati.

Le autorità giudiziarie hanno ricordato che i provvedimenti adottati rientrano nella fase delle indagini preliminari e che le persone coinvolte devono essere considerate non colpevoli fino a eventuale sentenza definitiva.