Una sofisticata frode alle compagnie assicurative è approdata in tribunale, dove ieri a Santa Maria Capua Vetere (CE) ha preso avvio l’udienza preliminare per 48 imputati ritenuti parte di un’organizzazione dedita a falsi incidenti stradali.
L’inchiesta, avviata nel 2019 dal Nucleo Investigativo dei carabinieri di Aversa insieme al Nas di Napoli, ha portato alla luce un sistema rodato che, attraverso certificazioni mediche mendaci e testimonianze pilotate, avrebbe sottratto al settore assicurativo circa quattro milioni di euro in risarcimenti illeciti.
Alla base di questo meccanismo, con epicentro operativo a Casal di Principe, vi erano avvocati compiacenti e procacciatori incaricati di reclutare persone in difficoltà economica, offrendo loro poche decine di euro in cambio della disponibilità a figurare come parti lese.
I falsi sinistri venivano poi sostenuti con dichiarazioni di lesioni mai subite, certificate da medici conniventi in strutture pubbliche e private tra Maddaloni e Marcianise.
Il ruolo dei professionisti sanitari è emerso in maniera particolarmente inquietante. In pochi mesi sono stati ricostruiti oltre 1.700 attestati clinici ritenuti falsi, a fronte di compensi che oscillavano tra duecento e mille euro per certificato.
A due dei camici bianchi coinvolti le autorità hanno sequestrato oltre seicentomila euro depositati tra conti correnti o investiti in abitazioni; in un caso sono stati trovati sessantamila euro in contanti, custoditi fra le mura domestiche.
Durante le perquisizioni sono stati messi sotto sigillo tre centri diagnostici tra Napoli e Caserta dove venivano simulate lesioni e trattamenti terapeutici, ma eseguiti, prescritti nei documenti contraffatti.
Le apparecchiature sequestrate in uno di questi ambiti sono state successivamente consegnate all’ospedale San Giuseppe Moscati di Aversa, a vantaggio della rete sanitaria pubblica.
Pur partiti con 22 arresti lo scorso dicembre, gli atti dell’inchiesta hanno individuato in totale oltre cinquecento indagati, di cui circa una cinquantina considerati di rilievo per il prosieguo processuale.
Per diciassette persone la Procura contesta anche l’associazione a delinquere finalizzata alla truffa assicurativa, aggravante che potrebbe tradursi in pene più severe.
Il procedimento dovrà ora verificare il livello di responsabilità attribuibile a ciascun imputato e valutare le eventuali richieste di ammenda da parte delle compagnie danneggiate.
Le prossime udienze chiariranno se il sistema di falsi incidenti abbia beneficiato di coperture estese o se si sia trattato di un gruppo ristretto, benché ben organizzato e capace di colpire con ripetuta efficacia il patrimonio delle aziende assicurative.

