
Tra le vette silenziose e i boschi secolari del Partenio si è aperto un capitolo nuovo per la fruizione e la valorizzazione dell’ambiente naturale boschivo: è stata istituita la prima stazione riconosciuta di Terapia Forestale, inserita nella Rete Nazionale promossa dal Consiglio Nazionale delle Ricerche e dal Club Alpino Italiano.
L’iniziativa, che segna un punto di svolta tanto per la valorizzazione ambientale quanto per la promozione della salute, ha preso il via sabato 21 giugno con un’intensa giornata formativa presso il rifugio Toppo del Monaco, nel territorio di Pietrastornina (Av). Qui, un gruppo selezionato di psicologi ha affrontato i fondamenti teorici e scientifici della disciplina, avviando un percorso che avrebbe trovato concreta applicazione nella giornata successiva, domenica 22, all’interno dell’Oasi WWF “Acqua delle Vene” di Pannarano (Bn).
Non si è trattato solo di una nuova proposta per il tempo libero o per il turismo esperienziale, ma di una pratica terapeutica a tutti gli effetti, che si distingue nettamente dal più conosciuto forest bathing.
Se quest’ultimo si configura come un’immersione libera e soggettiva nel verde, utile a rilassarsi e a ristabilire il contatto con la natura, la Terapia Forestale – come spiegato dagli esperti intervenuti – è invece un processo strutturato e guidato, con basi scientifiche solide, strumenti di misurazione oggettivi e finalità terapeutiche specifiche.
Il suo valore si colloca nel campo della medicina integrata, e più precisamente all’interno dei paradigmi della psicologia e della PNEI, la psico-neuro-endocrino-immunologia, che studia l’interconnessione tra mente, sistema nervoso, ormonale e immunitario.
Gli effetti benefici di un ambiente forestale sano – grazie alla presenza di sostanze volatili rilasciate dagli alberi come i fitoncidi – si traducono in un concreto supporto al benessere psicofisico, con riduzione dello stress, miglioramento dell’umore, potenziamento delle difese immunitarie e armonizzazione del sistema neurovegetativo.
Durante le due giornate sono stati raccolti dati fondamentali: analisi della qualità dell’aria, test pre e post-esperienza, misurazioni psicofisiologiche e valutazioni qualitative. La presenza, tra i relatori, del ricercatore del CNR Francesco Meneguzzo e del referente del CAI Luigi Iozzoli ha conferito rigore e autorevolezza al progetto, affiancando all’esperienza sul campo una visione di ampio respiro scientifico che ha portato a certificare un primo percorso “terapeutico forestale”.
La distinzione tra semplice suggestione e effetto documentabile è stata ribadita con chiarezza: non siamo più nell’ambito del sentire, ma in quello del dimostrare. A sostenere e coordinare il progetto, il presidente del Parco Francesco Iovino, promotore di una visione del territorio come spazio di sperimentazione, ricerca e inclusione.
Al suo fianco, il sindaco di Pannarano, Antonio Iavarone, che ha annunciato nuovi investimenti per l’accessibilità dei percorsi forestali anche alle persone con disabilità, ampliando così la fruibilità del progetto.
Nella seconda giornata, svoltasi nell’ambiente naturale dell’Oasi WWF di Pannarano, i professionisti partecipanti all’attività formativa hanno sperimentato un’esperienza di contatto profondo con l’ambiente: camminate consapevoli, esercizi di respirazione, ascolto attivo, tecniche di centratura corporea e osservazione guidata.
Tutto ciò in un contesto naturalistico protetto, dove il silenzio alternati ai rinfrancanti rumori del bosco, la luce filtrata tra le fronde, gli odori e la biodiversità diventano alleati terapeutici. Non si tratta di metafore, ma di risposte misurabili, come dimostrano gli studi PNEI che pongono la Terapia Forestale al crocevia tra salute pubblica, educazione ambientale e medicina preventiva.
Questo primo passo non è che l’inizio di un percorso più ampio. Nelle prossime settimane saranno analizzati i risultati raccolti durante la sperimentazione e, sulla base dei dati ottenuti, si prevede l’attivazione di nuove proposte rivolte a categorie specifiche: scuole, famiglie, anziani, persone con disagio psicologico.
L’obiettivo è integrare stabilmente la Terapia Forestale nelle politiche sanitarie e culturali del territorio, trasformando il Parco del Partenio in un punto di riferimento regionale e nazionale per la salute ambientale.
La foresta, quindi, non più solo scenario naturale, ma luogo di rigenerazione e cura. Una risorsa che, se accompagnata da competenze, sensibilità e ricerca, può divenire uno dei pilastri di un nuovo modello di benessere. Il Partenio ha scelto di crederci, e il verde dei suoi alberi oggi parla anche il linguaggio della scienza.
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