Impariamo dalla Cina: ovvero, la necessità di stimolare la ricerca e di rinnovare intelligentemente i nostri arsenali

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Mentre in Italia, nel 2% delle spese militari verrebbero conteggiate – quantomeno a dare credito a ciò che sostengono alcuni critici – anche le spese per le divise dei Vigili Urbani, la Cina (che è già 15 anni avanti agli USA, i quali sono a circa 10 anni avanti a noi… e il totale fa 25) fa passi da gigante.

La China South Industries Group ha, infatti, recentemente mostrato un prototipo che promette di rivoluzionare il modo di combattere: un fucile a bobina elettromagnetica capace di sparare a un ritmo di 3.000 colpi al minuto, una raffica impensabile per le armi tradizionali. Il video diffuso dall’azienda ha sollevato più di un interrogativo tra analisti ed esperti, che intravedono in questo sistema il potenziale per ridefinire le strategie sul campo.

Di certezze, però, se ne hanno poche, perché la tecnologia rimane coperta dal massimo riserbo. Un recente articolo sul Journal of Gun Launch & Control, redatto da un gruppo di ricercatori militari cinesi, svela però l’esistenza del primo coilgun “senza condensatori” al mondo: anziché immagazzinare energia in grossi accumulatori, il sistema assorbe direttamente l’elettricità da batterie al litio.

Il cuore dell’innovazione sta proprio nello scavalcare il collo di bottiglia delle armi elettromagnetiche: finora ogni scarica richiedeva la carica rapida di condensatori, introducendo pause inevitabili tra un colpo e l’altro. Qui, invece, gli ioni di litio alimentano in successione 20 bobine in rame, ciascuna lunga circa 25 millimetri e alloggiata in un telaio compatto d’ispirazione bullpup. Sensori ultra-veloci misurano la posizione del proiettile e inviano impulsi ai transistor di potenza con precisione nanosecondo, attivando la bobina appena due millimetri prima dell’arrivo del proiettile e interrompendola poco dopo il suo passaggio. Così si massimizza l’accelerazione e si riduce la controspinta.

Nei test di laboratorio, il prototipo addizionato da componenti stampate in 3D ha raggiunto una cadenza già di 277 colpi al minuto, ma grazie ai continui progressi nei chip semiconduttori e nel raffreddamento delle batterie gli sviluppatori parlano di prestazioni reali ben più elevate. Il modello di prova ha accelerato proiettili d’acciaio fino a 86 metri al secondo: una velocità sufficiente a impieghi non letali – come il controllo delle rivolte – ma che può essere potenziata per fini offensivi.

Il dato più sorprendente rimane comunque la raffica da 3.000 colpi al minuto, cinque volte superiore a quella di un AK-47: un volume di fuoco in grado di annientare ogni reazione del nemico e di garantire una soppressione continua senza precedenti. D’altro canto rimangono da risolvere i nodi della precisione a medio-lunga distanza e il lungo intervallo di ricarica delle batterie, stimato attualmente in circa un’ora.

Se questi limiti verranno superati, il coilgun cinese potrebbe inaugurare un’epoca in cui le armi da fuoco non usano più polvere da sparo né gas di scarica, ma solo energia elettrica e strategie matematiche di attivazione. Una trasformazione destinata a cambiare per sempre il volto dei conflitti.

Insomma: forse dovremmo darci una mossa…