Latte di bufala in calo: Coldiretti rilancia l’idea del contratto unico per salvare la filiera campana


La Campania, terra madre della Mozzarella di Bufala Dop, sta vivendo un momento delicato. Dietro l’immagine scintillante di un prodotto che fa il giro del mondo, si nasconde infatti una crisi silenziosa che rischia di indebolire l’intera filiera bufalina.

Secondo gli ultimi dati, il numero di bufale in lattazione è diminuito sensibilmente: oltre 3.400 capi in meno rispetto allo scorso anno, un calo che la Banca Dati Nazionale rende ancora più drammatico stimando la riduzione in oltre 5.000 animali, di cui 2.000 femmine adulte. La conseguenza è sotto gli occhi di tutti: la produzione di latte cala dell’1,3% nei primi sei mesi del 2025, con quasi tre milioni di chili in meno rispetto al 2024. Numeri che pesano come macigni sulle aziende agricole, già provate dall’aumento dei costi energetici e dei mangimi.

A sparire sono anche le scorte di latte congelato non Dop, spesso utilizzate come “cuscinetto” nei momenti di carenza. Nel giugno 2024 i magazzini contenevano oltre 2,2 milioni di chili; un anno dopo il residuo è sceso a 1,6 milioni, oltre 600.000 chili in meno. In parallelo, il numero di parti è crollato: diecimila in meno rispetto al 2024. Un dato che lascia presagire ulteriori cali produttivi nei mesi a venire.

Il paradosso è che mentre diminuisce il latte, cresce la macellazione. Nel primo semestre del 2025 sono state abbattute più di mille femmine in più rispetto all’anno precedente. Una scelta dettata anche dall’andamento del mercato della carne bufalina, che negli ultimi mesi ha visto prezzi più favorevoli. Gli allevatori, alle prese con margini sempre più ridotti, trovano così nel macello una fonte di reddito immediato e la possibilità di rinnovare le mandrie con capi più giovani.

Di fronte a questo scenario, Coldiretti Campania alza la voce e chiede un contratto unico di fornitura per tutta la regione. Un patto che stabilisca un prezzo equo e una scadenza uguale per tutti, in modo da proteggere gli allevatori dalle oscillazioni del mercato e da vecchie pratiche commerciali che spesso hanno penalizzato i produttori più piccoli. Secondo l’associazione, il tempo degli “esuberi di latte” usati come arma di contrattazione dai caseifici è ormai finito: la scarsità attuale impone nuove regole, più chiare e condivise.

L’idea è stata portata all’ultimo Tavolo Verde della Regione Campania, dove si è discusso a lungo della crisi della filiera bufalina. L’obiettivo è duplice: da un lato superare definitivamente la stagione delle pratiche sleali, dall’altro costruire un sistema di tracciabilità trasparente e aggiornato, in grado di valorizzare ulteriormente la Mozzarella di Bufala Campana Dop e rafforzarne la reputazione sui mercati internazionali.

Settembre sarà un mese decisivo. Tradizionalmente, dopo l’estate, la produzione di mozzarella subisce un calo e i prezzi tendono a scendere. È proprio in questa fase che Coldiretti spera di avviare il nuovo contratto, per impedire riduzioni improvvise e unilaterali. Gli allevatori con accordi in scadenza saranno invitati a sottoscrivere il nuovo modello, aprendo così una stagione diversa, fatta di regole comuni e di certezze.

Il cuore del problema non riguarda solo i bilanci delle aziende agricole, ma anche la credibilità del marchio Mozzarella di Bufala Campana Dop, simbolo della gastronomia italiana. Un calo strutturale della produzione rischierebbe infatti di indebolire un prodotto che vale milioni di euro di export e migliaia di posti di lavoro.

La sfida, quindi, non è soltanto economica ma anche culturale: ridare dignità a chi produce il latte, garantire stabilità a una filiera che rappresenta un patrimonio identitario per la Campania e difendere la qualità che i consumatori, in Italia e all’estero, pretendono. La proposta di Coldiretti, se accolta, potrebbe segnare un punto di svolta, mettendo finalmente ordine in un settore che da troppo tempo vive di squilibri e tensioni.

Se il contratto unico vedrà la luce, la filiera bufalina potrebbe imboccare una strada nuova, più equa e sostenibile. In caso contrario, il rischio è che la crisi si trasformi in un declino difficile da arrestare.