La NASA annuncia la scoperta di potenziali tracce di vita (passata) su Marte, un risultato che potrebbe rappresentare il segno più evidente di processi biologici mai osservato sul “pianeta rosso”. Il ritrovamento riguarda il campione di roccia denominato Sapphire Canyon, prelevato dal rover Perseverance nell’ambito della missione Mars 2020, che ha individuato caratteristiche chimiche e minerali coerenti con un’origine biologica.
Il campione Sapphire Canyon è stato raccolto nel luglio 2024 nella regione di Neretva Vallis, più precisamente nelle formazioni note come Chavaya Falls, un antico letto fluviale oggi secco dove l’acqua scorreva più di tre miliardi di anni fa verso il cratere Jezero. La roccia presenta minuscole “macchie di papavero” e “macchie di leopardo”, noduli e granuli neri e rossastri arricchiti di ferro e fosfato, una composizione che potrebbe aver fornito energia a forme di vita microscopica in un lontano passato
Le analisi strumentali condotte da SHERLOC, lo scanner a bordo del rover, hanno rilevato composti organici all’interno delle rocce sedimentarie, mentre le venature bianche di solfato di calcio testimoniano che l’acqua, elemento fondamentale per la vita, un tempo scorreva all’interno del blocco roccioso. Le macchie di leopardo, contenenti ematite e fosfato di ferro, fanno ipotizzare reazioni geochimiche capaci di generare calore e nutrienti per eventuali microbi, configurandosi come una potenziale biosignatura che richiede approfondimenti.
“Dopo un anno di revisione, non abbiamo trovato un’altra spiegazione. Questo potrebbe essere il segno più evidente di vita che abbiamo mai trovato su Marte”, ha dichiarato Sean Duffy, Acting Administrator della NASA, sottolineando l’emozione avvertita dal team di oltre mille scienziati e ingegneri coinvolti nel progetto Perseverance. Anche Katie Stack Morgan, scienziata del progetto, ha evidenziato come la scoperta di una potenziale biofirma sia frutto di anni di lavoro coordinato presso il Jet Propulsion Laboratory e le istituzioni partner internazionali.
Pur riconoscendo la portata rivoluzionaria del risultato, la NASA ha chiarito che saranno necessarie ulteriori ricerche e nuovi dati per confermare un’origine biologica di tali firme. Al momento il campione Sapphire Canyon rimane sigillato in un contenitore su Marte, in attesa di future missioni di recupero. “Non c’è budget per riportare questi campioni immediatamente sulla Terra”, ha ammesso Duffy, annunciando che l’agenzia sta valutando modalità più rapide ed economiche per un’eventuale operazione di sample return.
L’importanza di questa scoperta va oltre la semplice conferma della potenziale vita passata: mette in discussione le tempistiche stimate per l’abitabilità marziana, suggerendo che Marte potrebbe essere stato abitabile per un arco di tempo più lungo di quanto ipotizzato, con condizioni favorevoli allo sviluppo di microorganismi fin dalle prime fasi della sua storia geologica.
La missione Perseverance, atterrata su Marte nel febbraio 2021, ha l’obiettivo di sondare la geologia del cratere Jezero e raccogliere regolite e rocce che possano fornire indizi diretti di vita microbica. Con il campionamento di Sapphire Canyon, il rover ha compiuto un passo cruciale verso l’astrobiologia marziana, aprendo la strada a future esplorazioni robotiche e umane che saranno fondamentali per completare il quadro sull’evoluzione del pianeta e sulla possibilità di forme di vita extraterrestri.
L’annuncio di oggi rappresenta un momento storico per la NASA e per la comunità scientifica internazionale, poiché per la prima volta si parla di potenziali biofirme riconducibili a processi biologici su un mondo diverso dalla Terra. La verifica definitiva richiederà ulteriore tecnologia e fondi, ma la conferma di vita passata su Marte cambierebbe per sempre la nostra comprensione dell’universo e del posto dell’umanità al suo interno.
L’annuncio della biosignatura antica rimane un traguardo storico: dimostra che Marte è stato un pianeta abitabile per lungo tempo e che la vita, una volta sviluppatasi, ha lasciato impronte chimiche indelebili.
La sfida ora è distinguere tra l’eredità biologica del passato e un’eventuale presenza di organismi attivi oggi, un obiettivo che definirà le prossime esplorazioni marziane.

