STUDIO PMI– EUROPA 2035: LA SFIDA NON È SOPRAVVIVERE, MA TORNARE A COSTRUIRE

STUDIO – RIFLESSIONI DI LIVELLO INTERNAZIONALE

EUROPA 2035:
LA SFIDA NON È SOPRAVVIVERE,
MA TORNARE A COSTRUIRE

Dal Rapporto Draghi al Rhine Group:
una riflessione sulla nuova competitività europea

Salvatore Guerriero

Presidente Nazionale e Internazionale
CONFEDERAZIONE DELLE IMPRESE NEL MONDO – PMI INTERNATIONAL

“Dalla diagnosi alla costruzione. Dalla strategia alla capacità.”

Documento di riflessione internazionale – 30 agosto 2026

 

 

INDICE

1. La nuova fase europea

2. Dalla diagnosi all’esecuzione

3. Il mercato unico e la questione della scala

4. PMI: da soggetti da sostenere a protagonisti della crescita

5. Capitale e credito: trasformare il risparmio in investimento

6. Energia e competitività

7. Intelligenza artificiale e produttività europea

8. La nuova dimensione geopolitica

9. Difesa e sicurezza economica

10. Territori, Mezzogiorno e Mediterraneo

11. Giovani e capitale umano

12. Rhine Group: una sfida ancora da dimostrare

13. La proposta: una nuova alleanza europea per la crescita

14. Una Carta europea della crescita e della competitività

15. Conclusione

 

 

1. La nuova fase europea

L’Europa si trova davanti a una delle trasformazioni più profonde della propria storia economica. Non è soltanto chiamata ad affrontare una fase di rallentamento della crescita, una maggiore competizione internazionale o la necessità di aggiornare il proprio sistema industriale. È chiamata a decidere quale ruolo intenda occupare nel nuovo equilibrio mondiale che si sta formando.

La nascita del Rhine Group, promosso da Mario Draghi e Patrick Collison, rappresenta un segnale significativo proprio perché interviene in questo momento storico. L’iniziativa, presentata nell’agosto 2026, riunisce esponenti dell’impresa, della finanza, della tecnologia, dell’università e della politica con l’obiettivo dichiarato di trasformare evidenze e ricerca in azione. Il gruppo si presenta come indipendente dalle istituzioni dell’Unione Europea e come luogo di confronto, non come un nuovo organismo decisionale comunitario.

Il punto di partenza è il Rapporto Draghi del 2024 sulla competitività europea. La domanda centrale è perché, dopo una diagnosi così ampia e numerose iniziative europee, si avverta ancora la necessità di un nuovo luogo di confronto. La risposta, a mio giudizio, è nella distanza ancora esistente tra la capacità europea di produrre strategie e la capacità di trasformarle rapidamente in risultati economici.

2. Dalla diagnosi all’esecuzione

L’Europa non è priva di conoscenza, capitale, imprese, università o tecnologia. Possiede una straordinaria base industriale, un grande mercato, un patrimonio di risparmio importante e milioni di imprese che rappresentano una componente fondamentale della sua economia.

Eppure questi elementi non vengono ancora trasformati in una capacità di crescita proporzionata alle risorse disponibili. È questa la vera questione europea: non la mancanza di potenziale, ma la difficoltà di trasformare il potenziale in scala, produttività e competitività.

Il Rapporto Draghi aveva individuato la necessità di recuperare il ritardo nell’innovazione, conciliare decarbonizzazione e competitività industriale e ridurre le dipendenze strategiche. La sfida del Rhine Group sembra collocarsi precisamente in questo passaggio: portare la discussione dal terreno della diagnosi a quello dell’attuazione. L’Europa deve passare dall’Europa delle strategie all’Europa dell’esecuzione, dalla produzione di documenti alla produzione di risultati.

3. Il mercato unico e la questione della scala

La competitività è diventata una questione generale che riguarda il futuro stesso del modello europeo. L’Europa ha costruito un grande mercato, ma la sua integrazione economica non è ancora sufficiente a consentire alle imprese di muoversi con la stessa libertà di un mercato nazionale fortemente integrato. Persistono differenze normative, fiscali, finanziarie e amministrative.

Per una grande multinazionale questi ostacoli possono essere gestibili. Per una PMI possono diventare un limite alla crescita. Il mercato unico deve quindi diventare uno spazio nel quale le imprese possano nascere, investire, crescere, aggregarsi e diventare internazionali con la minore quantità possibile di ostacoli artificiali.

4. PMI: da soggetti da sostenere a protagonisti della crescita

L’Europa è una grande economia anche perché dispone di una rete straordinariamente articolata di PMI. Esse rappresentano una parte essenziale della manifattura, dei servizi, del commercio, dell’agroalimentare, del turismo e dell’economia dei territori.

Troppo spesso la PMI viene considerata soltanto come un soggetto da proteggere. Io ritengo che questa impostazione debba essere superata. La PMI deve diventare un soggetto da far crescere.

Non significa che ogni piccola impresa debba diventare una multinazionale. Significa creare le condizioni perché un’impresa valida non rimanga piccola a causa della burocrazia, della difficoltà di accesso al credito, della mancanza di capitale di crescita, della frammentazione del mercato europeo o dell’impossibilità di accedere alle nuove tecnologie.

La vera politica europea per le PMI dovrebbe quindi avere cinque parole chiave: capitale, credito, tecnologia, internazionalizzazione e aggregazione.

5. Capitale e credito: trasformare il risparmio in investimento

L’Europa possiede un enorme patrimonio di risparmio, ma continua a incontrare difficoltà nel trasformarlo in capitale destinato alla crescita. I mercati europei dei capitali rimangono frammentati e il venture capital ha una profondità inferiore rispetto a quella necessaria per sostenere alcune grandi trasformazioni tecnologiche.

Il problema non è quindi soltanto trovare più risorse. È fare in modo che le risorse disponibili arrivino alle imprese. Un’Europa che dispone di risparmio ma non riesce a trasformarlo in investimento produttivo possiede una ricchezza potenziale che non riesce pienamente a trasformare in crescita.

Il mercato unico deve diventare anche un vero mercato europeo del capitale.

6. Energia e competitività

L’Europa ha scelto la strada della transizione energetica e climatica. È una scelta strategica che deve essere perseguita. Ma la transizione non può essere separata dalla competitività.

Un’impresa europea deve poter affrontare la decarbonizzazione senza essere contemporaneamente espulsa dai mercati internazionali a causa di costi energetici non sostenibili. La vera sfida non consiste nel scegliere tra ambiente e industria, ma nel fare della transizione energetica una politica industriale.

Sicurezza energetica, disponibilità, sostenibilità e competitività devono diventare quattro dimensioni della stessa strategia.

7. Intelligenza artificiale e produttività europea

L’intelligenza artificiale sta modificando il rapporto tra conoscenza, produttività, capitale e lavoro. L’Europa non può limitarsi a essere il luogo nel quale vengono stabilite le regole per l’AI mentre altri continenti sviluppano piattaforme e infrastrutture.

Non credo tuttavia che l’Europa debba necessariamente inseguire gli Stati Uniti replicandone il modello. La vera opportunità europea potrebbe essere trasformare l’AI in una tecnologia di produttività diffusa, utilizzando AI, automazione, robotica, dati e sistemi digitali per rendere più competitive milioni di imprese.

Non necessariamente l’Europa che produce il prossimo grande gigante digitale mondiale, ma l’Europa che riesce a rendere intelligente, tecnologica e produttiva la propria economia reale.

8. La nuova dimensione geopolitica

Il mondo nel quale l’Europa ha costruito il proprio modello economico è cambiato. La Cina è diventata un concorrente industriale e tecnologico di dimensioni globali. Gli Stati Uniti hanno modificato il proprio approccio commerciale e industriale. Le catene globali del valore sono diventate più vulnerabili.

In questo scenario l’autonomia strategica europea non può significare isolamento. L’Europa non deve chiudersi al mondo: deve poter scegliere. Autonomia significa avere alternative, capacità industriali proprie e la possibilità di collaborare senza essere strutturalmente vulnerabili.

La sicurezza economica è ormai parte integrante della sicurezza europea.

9. Difesa e sicurezza economica

Gli investimenti europei nella sicurezza possono diventare una straordinaria opportunità industriale e tecnologica, a condizione che contribuiscano alla costruzione di capacità produttive europee.

La spesa non deve limitarsi a comprare tecnologia. Deve contribuire a produrla. Ricerca, industria, università e difesa devono essere maggiormente collegate. La politica della sicurezza, in altre parole, deve diventare anche politica della capacità industriale europea.

10. Territori, Mezzogiorno e Mediterraneo

La competitività europea non può essere costruita soltanto nei grandi centri decisionali. Esiste una dimensione territoriale della crescita che deve tornare al centro della politica europea. Distretti industriali, città medie, aree interne, porti, territori agricoli, università e comunità locali costituiscono una parte fondamentale della ricchezza europea.

Questa considerazione riguarda in modo particolare l’Italia e il suo Mezzogiorno. Il Sud non dovrebbe essere considerato soltanto come un’area che necessita di politiche di sostegno e coesione. Può essere una componente della strategia europea.

La sua posizione nel Mediterraneo, le risorse energetiche rinnovabili, i porti, la logistica, il turismo, l’agroalimentare, le università e i rapporti con il Mediterraneo e l’Africa possono rappresentare elementi di valore strategico.

Il Mediterraneo può diventare uno spazio economico di energia, portualità, logistica, turismo, agroalimentare, commercio, manifattura e cooperazione tecnologica.

11. Giovani e capitale umano

Non esiste competitività senza capitale umano. Un continente che perde giovani qualificati perde contemporaneamente produttività, innovazione, consumi e capacità imprenditoriale.

La questione demografica non può quindi essere separata dalla politica industriale. Università, formazione, ricerca e impresa devono diventare parti di un unico ecosistema.

Un giovane non può essere semplicemente invitato a rimanere. Deve avere una ragione economica, professionale e culturale per scegliere di rimanere.

12. Rhine Group: una sfida ancora da dimostrare

La composizione del Rhine Group e la qualità dei suoi partecipanti dimostrano una crescente consapevolezza della necessità di collegare mondi che per troppo tempo hanno proceduto separatamente. La sua direzione esecutiva è affidata all’economista Luis Garicano e il gruppo dichiara di voler riunire leader europei di governo, accademia e impresa attorno a documenti di ricerca e discussioni orientate all’azione.

Ma proprio per questo il Rhine Group deve essere giudicato sui risultati. Non sulla notorietà dei suoi componenti, né sulla quantità di documenti prodotti, ma sulla capacità di contribuire a trasformare le idee in decisioni e le decisioni in crescita.

La domanda fondamentale è come portare le grandi idee europee dentro milioni di imprese, trasformare capitale in investimenti, ricerca in prodotti, AI in produttività, transizione energetica in competitività e territori in piattaforme di crescita.

13. La proposta: una nuova alleanza europea per la crescita

La mia proposta può essere sintetizzata in un principio semplice: l’Europa deve costruire una nuova alleanza per la crescita. Una grande alleanza tra istituzioni, imprese, PMI, finanza, università, ricerca, giovani e territori.

Non un nuovo programma burocratico. Non l’ennesimo fondo. Non una nuova dichiarazione di principio. Una vera strategia europea nella quale ogni componente contribuisca a una stessa finalità: aumentare la capacità dell’Europa di produrre valore.

14. Una Carta europea della crescita e della competitività

Ritengo necessario immaginare una Carta europea della crescita e della competitività fondata su alcuni principi essenziali: mercato unico più integrato, capitale più accessibile, PMI più forti, energia competitiva, tecnologia europea, ricerca collegata all’impresa, semplificazione amministrativa, valorizzazione dei territori, centralità dei giovani e apertura strategica verso il Mediterraneo.

Questa non sarebbe soltanto una proposta economica. Sarebbe una proposta culturale. L’Europa deve smettere di considerare la crescita come qualcosa che deve semplicemente essere regolato e cominciare a considerarla come qualcosa che deve essere costruito.

Deve passare dall’Europa delle regole all’Europa della capacità; dalla protezione alla crescita; dalla frammentazione all’integrazione; dalla dipendenza alla capacità di scelta; dalla conservazione all’innovazione.

15. Conclusione

Il futuro dell’Europa non sarà deciso soltanto nei grandi centri finanziari, nelle istituzioni comunitarie o nei nuovi laboratori di idee. Sarà deciso anche nelle fabbriche, nei distretti produttivi, nelle università, nelle startup, nelle PMI, nei porti, nei territori e nelle scelte dei giovani.

Sarà deciso dalla capacità di trasformare il risparmio in investimento, la ricerca in impresa, la tecnologia in produttività, l’energia in competitività e i territori in opportunità.

Per questo considero la sfida europea del prossimo decennio non una sfida di sopravvivenza, ma una sfida di costruzione. L’Europa dispone ancora di risorse straordinarie: capitale, conoscenza, imprese, tecnologia, cultura, un grande mercato e una posizione geografica strategica.

Ciò che deve recuperare è la capacità di mettere insieme tutto questo. Perché il problema dell’Europa non è che non abbia abbastanza risorse. È che deve imparare a trasformarle più rapidamente in futuro.

Europa 2035 dovrà essere, prima di tutto, l’Europa della capacità di costruire.

Salvatore Guerriero

Presidente Nazionale e Internazionale – PMI INTERNATIONAL