Il recente rapporto EURISPES sulla salute e il sistema sanitario italiano pone, come spesso accade, interrogativi che non possono più essere ignorati, specialmente da chi rappresenta il mondo produttivo. Come Confederazione, ci interessiamo da tempo alle ricerche sui servizi alla persona, poiché siamo convinti di un principio cardine cioè che la salute è il presupposto di ogni sviluppo.
Quando i servizi funzionano, la qualità della vita migliora e si crea un contesto accogliente e positivo. È proprio in questo terreno fertile che fioriscono nuove opportunità lavorative e l’economia si rafforza. Un sistema sanitario efficiente non è solo un costo da gestire, ma un’infrastruttura sociale che crea le condizioni ottimali per l’esercizio dell’impresa. L’attività imprenditoriale, infatti, nasce e prospera laddove ci sono buone condizioni di vita e la sicurezza di poter produrre in un contesto sano. Se la sanità soffre, l’impresa ne risente direttamente.
Il quadro attuale del sistema sanitario italiano, tuttavia, delinea una situazione di profonda difficoltà. Oltre alle storiche disparità territoriali tra Nord, Centro e Sud in termini di investimenti e macchinari, emerge un problema trasversale e drammatico come quello della crisi del capitale umano.
I dati del 3° Rapporto EURISPES – EMPAM parlano chiaro. Il personale medico e infermieristico italiano guadagna sensibilmente meno rispetto ai colleghi europei, infatti siamo di fronte a retribuzioni che si collocano oltre il 22% al di sotto della media OCSE. Questa disparità economica, unita a un mancato ricambio generazionale, ha invecchiato il nostro sistema con un’età media del personale medico che ha superato i 50 anni e con una carenza di organico che sta diventando cronica.
Tutto questo si traduce in problemi seri per l’operatività quotidiana, specialmente in settori critici come il Pronto Soccorso. Qui, la carenza di sicurezza e tranquillità sta portando a un’esplosione di disagio psicologico e burnout (che colpisce ormai un medico su due). Operare in contesti di costante stress e aggressività impedisce ai professionisti di svolgere al meglio il proprio ruolo, con ricadute dirette sulla qualità del servizio offerto al cittadino-utente.
Per la nostra Confederazione, che annovera tra i propri soci anche aziende operanti nel settore sanitario e dei servizi sanitari, intervenire in questo dibattito è un dovere. Siamo un’organizzazione trasversale e sentiamo la responsabilità di partecipare al miglioramento della qualità della vita della nostra comunità.
Non può esserci crescita economica senza un sistema di protezione sociale solido. Chiediamo dunque che la sanità torni al centro dell’agenda politica non solo come voce di spesa, ma come pilastro della competitività del Paese. Valorizzare il personale, adeguarne gli stipendi ai parametri europei e garantire ambienti di lavoro sicuri significa investire direttamente sulla resilienza delle nostre imprese e sul futuro della nostra economia.
Migliorare la sanità significa migliorare l’Italia. E dove l’Italia sta bene, l’impresa cresce.

