Nessuna telefonata, nessuna comunicazione ufficiale, neppure un cenno di scuse per la spettatrice travolta. Tutto ciò – pare – avrebbe spinto la donna di Baiano investita durante la caduta dei corridori, nella sesta tappa del Giro d’Italia 2025, a considerare l’ipotesi di adire le vie legali nei confronti degli organizzatori della corsa ciclistica, per il danno subito.
Nel contempo, va anche chiarito che la fantasiosa voce – diffusasi sui social e nel baianese – relativa a una presunta “bicicletta scomparsa”, allo stato attuale, non ha trovato alcun riscontro e va pertanto archiviata come una stupida bufala che, tuttavia, rischia di compromettere mediaticamente l’immagine di una comunità locale civilissima che si è subito adoperata per soccorrere, come meglio poteva, gli sfortunati ciclisti rimasti vittime della rovinosa caduta.
A corroborare la tesi della bufala, d’altra pare, c’è il fatto che – sia nell’immediato, sia nei giorni seguenti – nessun ciclista ha denunciato la sparizione del proprio veicolo.
Tornando ai fatti concreti, ricordiamo che la drammatica caduta di Baiano si è consumata su un tratto di strada reso viscido da una leggera pioggia. Dove al chilometro 130 circa Jai Hindley è scivolato prima di una curva, trascinando a terra Mads Pedersen, Adam Yates, Richard Carapaz e Fabio Van den Bossche.
Cinque atleti hanno lamentato contusioni e abrasioni, due hanno abbandonato la corsa, e altrettanti sono stati trasportati in ambulanza per accertamenti.
La giuria ha immediatamente neutralizzato la gara per una decina di chilometri, prima di ripartire verso la volata conclusiva sul lungomare di Napoli, vinta da Kaden Groves.
Il duello tra adrenalina agonistica e sicurezza pubblica, però, non si gioca soltanto sui pedali, anzi minaccia di trasferirsi in tribunale. L’incidente di Baiano riporta d’attualità il nodo delle protezioni lungo il percorso e il confine tra spettacolo e responsabilità organizzativa. Se un corridore in foratura o per una scivolata finisce dritto in mezzo al pubblico (o se impatta, cosa che per fortuna non è capitato, contro i grossi alberi di platano che costeggiano la strada), non basta appellarsi alla fatalità: il cronometro può attendere, la sicurezza e le responsabilità legali no.

