Un provvedimento del MIM che apre dubbi su equità e cultura pedagogica inclusiva

DEL PROF. ANDREA CANONICO

La Direzione Generale per gli Affari Internazionali del MIM ha inviato agli Uffici Scolastici Regionali una richiesta di rilevazione riguardante esclusivamente gli alunni palestinesi presenti nelle scuole statali e paritarie per l’anno scolastico 2025/2026. Alle scuole è stato chiesto di fornire dati numerici e, in modo facoltativo, informazioni su eventuali percorsi di inserimento o affiancamento attivati. Nella comunicazione non è stata indicata alcuna motivazione che giustificasse la necessità di questa raccolta dati mirata.

Prof. Andrea Canonico

È proprio questa assenza di spiegazioni a generare perplessità. In un sistema educativo che si fonda sul principio di uguaglianza e sull’inclusione di tutti gli studenti, la scelta di concentrare l’attenzione su una sola nazionalità appare difficile da interpretare. Se l’obiettivo fosse monitorare percorsi di supporto, ci si aspetterebbe una rilevazione più ampia, non limitata a un gruppo specifico. Inoltre, i dati richiesti dovrebbero già essere disponibili all’amministrazione, rendendo ancora meno chiaro il motivo di una nuova raccolta selettiva. In questo quadro diventa importante anche escludere con chiarezza qualsiasi possibile lettura ideologica della scelta, proprio per tutelare la neutralità dell’azione amministrativa.

La FLC CGIL ha espresso preoccupazione per il rischio che questa iniziativa possa assumere i contorni di una schedatura basata sull’identità nazionale, un approccio che non si concilia con i principi costituzionali né con la missione educativa delle scuole. La richiesta di chiarire le finalità del provvedimento non nasce da spirito polemico, ma dalla necessità di garantire trasparenza e tutela degli studenti, evitando che un atto amministrativo possa essere percepito come discriminatorio.

Rimane dunque aperta una domanda che merita una risposta chiara: perché focalizzarsi solo sugli alunni palestinesi? Finché questo punto non verrà spiegato, il rischio è che l’iniziativa generi sfiducia e metta in discussione quei valori di equità e accoglienza che dovrebbero guidare ogni scelta nel mondo della scuola.