L’Aeroporto di Capodichino chiuderà per 42 giorni nel 2026: si punta sullo scalo di Salerno e sui collegamenti su gomma e rotaia


Nel 2026 l’Aeroporto Internazionale di Napoli-Capodichino sarà interessato da una chiusura temporanea di circa sei settimane, una decisione legata a lavori di manutenzione straordinaria necessari al rifacimento della pista. La sospensione, prevista in un periodo di traffico aereo più contenuto, solleva tuttavia preoccupazioni concrete, soprattutto per la mobilità regionale e per le ricadute occupazionali che potrebbe comportare.

In prima linea, le istituzioni locali chiedono un piano d’emergenza che consenta di fronteggiare i disagi per passeggeri, lavoratori e operatori del comparto turistico e dei trasporti. Da più parti, infatti, si invoca la predisposizione di un servizio di collegamento potenziato verso gli aeroporti limitrofi, in primis quelli di Roma, Fiumicino e Ciampino, ma anche, con sempre maggiore insistenza, l’Aeroporto di Salerno-Costa d’Amalfi.

L’infrastruttura salernitana, oggetto di un ambizioso piano di rilancio, sta diventando un nodo strategico per l’intera rete aeroportuale campana. Dopo anni di stasi, i lavori di ammodernamento e ampliamento – che includono l’allungamento della pista e la costruzione di un terminal all’avanguardia – permetteranno allo scalo di accogliere regolarmente voli commerciali nazionali e internazionali. La gestione dello scalo è affidata a Gesac, la stessa società che opera su Capodichino, a garanzia di una pianificazione coordinata e complementare.

Il progetto di sviluppo prevede anche soluzioni sostenibili: entro il 2026 dovrebbe essere completata una nuova aerostazione a impatto ambientale quasi nullo, mentre una linea leggera di metropolitana in costruzione collegherà l’aeroporto con il centro urbano di Salerno. Questo consentirà ai passeggeri una connessione rapida, migliorando sensibilmente la fruibilità dello scalo.

Intanto, a Napoli, la Commissione Mobilità del Comune lavora con urgenza per delineare un piano alternativo che preveda anche il rafforzamento dei collegamenti su gomma e rotaia tra le due città e verso gli aeroporti laziali. Si pensa a navette dedicate e a un incremento dei treni ad alta velocità per gestire il flusso dei viaggiatori in partenza e in arrivo.

La chiusura di Capodichino, sebbene pianificata per motivi tecnici e di sicurezza, apre un fronte di riflessione più ampio sul sistema dei trasporti campano e sul potenziale ancora inespresso dell’aeroporto salernitano. Non si tratta solo di una soluzione tampone per un problema temporaneo, ma di un’occasione per rafforzare e diversificare l’infrastruttura logistica regionale, superando la centralità esclusiva di Napoli e valorizzando finalmente l’intermodalità.

Se la sinergia tra enti pubblici, gestori e operatori sarà efficace, l’impatto dei lavori potrà trasformarsi in un’opportunità per modernizzare l’intero comparto e garantire, anche in futuro, maggiore resilienza al sistema aeroportuale della Campania.