In molte località balneari italiane, l’esperienza del mare che dovrebbe essere sinonimo di libertà, relax e fruizione pubblica si trasforma invece in una sequenza di ostacoli, regolamenti discutibili e imposizioni arbitrarie, che talora si trasformano in scontri verbali o peggio.
Le spiagge, benché affidate in concessione a soggetti privati, restano beni demaniali, come sancito dall’articolo 822 del Codice Civile. Eppure, il comportamento di alcuni gestori di stabilimenti balneari sembra ignorare questa fondamentale premessa.
Non si tratta di appropriazione indebita, perché le concessioni sono formalmente rilasciate, ma di interpretazioni distorte dei diritti connessi alla concessione, che vanno ben oltre i limiti stabiliti dalla Legge.
Uno dei nodi più critici è la percentuale di spiaggia libera, che in Italia è sempre più ridotta. Secondo il Rapporto Spiagge 2024 di Legambiente, in regioni come Campania, Liguria ed Emilia-Romagna, fino al 70% delle coste balneabili è occupato da stabilimenti in concessione, lasciando ai cittadini una porzione libera che spesso non supera il 30%.
E quel poco che rimane è, in molti casi, privo di servizi o difficilmente accessibile.
Ma anche dove un lido è regolarmente autorizzato, non può vietare l’accesso alla battigia o impedire la balneazione, come chiarito da più normative. L’articolo 1, comma 251, lettera e) della Legge 296/2006 stabilisce espressamente che deve essere garantito il libero e gratuito accesso alla battigia, anche ai fini della balneazione.
Lo stesso principio è ribadito dall’articolo 11 della Legge 217/2011. Un’importante pronuncia del Consiglio di Stato (ordinanza n. 2543/2015) ha confermato che il diritto collettivo alla fruizione del demanio marittimo non può essere compresso dalla concessione privata.
In altre parole, anche i lidi devono permettere a qualsiasi cittadino di raggiungere il mare e fare il bagno, senza l’obbligo di pagare servizi o di utilizzare attrezzature dello stabilimento. Chiaramente, il cittadino non deve arrecare disturbo o danno agli ospiti paganti del lido, né occupare gli spazi della spiaggia data in concessione.
Altro fronte sensibile riguarda il divieto di introdurre cibi e bevande personali, anche da parte di chi ha regolarmente pagato l’ingresso al lido. Molti stabilimenti espongono cartelli che vietano esplicitamente l’accesso con borse frigo, panini o bottiglie d’acqua.
Tuttavia, non esiste alcuna norma nazionale che vieti tale comportamento. Il Codice del Consumo, in particolare gli articoli dedicati alle pratiche commerciali scorrette, tutela il consumatore da imposizioni illegittime, e il consumo di cibo portato da casa non può essere vietato, purché non comporti danno o disturbo agli altri utenti.
Anche Udicon, Federconsumatori e altre associazioni del settore hanno ribadito che queste limitazioni sono abusi commerciali, volti a creare un monopolio interno alle strutture. Inoltre, i gestori non hanno alcun potere di perquisizione sulle borse dei clienti: solo le Forze dell’Ordine, nei limiti stabiliti dalla legge, possono procedere a controlli personali.
Per contrastare queste prassi, il cittadino ha a disposizione diversi strumenti. In primis, può documentare eventuali violazioni, tramite foto o video, ed effettuare segnalazioni alle autorità competenti, come la Capitaneria di Porto, il Comune, la Polizia Municipale o direttamente alle associazioni dei consumatori.
Le concessioni demaniali devono essere esposte al pubblico e disponibili per la consultazione: è legittimo chiedere di visionarle, e in caso di rifiuto è possibile procedere con un esposto formale.
I gestori dei lidi in concessione non devono comportarsi con l’arroganza dei parcheggiatori abusivi, altrimenti incorrono negli stessi reati.
In conclusione, il mare è un patrimonio comune. Le concessioni non ne mutano la natura pubblica, né autorizzano comportamenti vessatori o esclusivi. È importante ricordare che la spiaggia non diventa privata solo perché gestita da un’impresa, e che ogni cittadino ha il diritto di accedervi, attraversarla, fare il bagno e – quando ha regolarmente pagato l’ingresso e non viola il decoro o la sicurezza dei luoghi – può consumare tranquillamente il cibo proprio, .
Far rispettare questi diritti è possibile, e farlo con consapevolezza è il primo passo per riportare legalità e rispetto nelle nostre spiagge.

