
1. Il nome Campania ha etimologia incerta ma è stato da diversi studiosi messo in connessione con quello della città di Capua, corrisponde geograficamente all’odierna Santa Maria Capua Vetere. In tal senso, la Campania antica si riferisce originariamente al territorio della città di Capua antica nel periodo romano e il termine campanus era utilizzato, in senso stretto, come etnico di Capua, in senso più ampio a designare tutti gli abitanti delle città della lega stretta intorno alla stessa Capua. Sia Livio che Polibio, dicono di un Ager Campanus con un chiaro riferimento a Capua e al territorio ad essa circostante. In particolare Polibio (II sec. a. C.) nelle sue Storie afferma che “la terra di Capua è la più nota d’Italia per la fertilità del terreno e la bellezza del paesaggio, perché vicina al mare e ricca di mercati. Al centro della vasta pianura c’è Capua, che allora era la più fiorente di tutte le altre città.
Dal V sec a. C tale area si ampliò ad occupare la zona dalle pendici del monte Massico a nord ai Campi Flegrei e all’area vesuviana a sud. Tra i centri abitati caratterizzanti della regione (Figg. 1-2) troviamo Cales (corrispondente alla zone dell’attuale Calvi Risorta), Cuma, Liternum (Lago Patria), Miseno, Stabiae (Castellammare di Stabia), Suessa (Sessa Aurunca), Acerrae, Atella (zona tra Succivo e Orta di Atella), Baia, Neapolis, Capreae (Capri), Suessula (vicina ad Acerra, in località Calabricito), Capua, Nola (Hyria), Nuceria Alfaterna (Nocera Inferiore e Nocera Superiore), Oplontis (Torre Annunziata), Pompeii, Puteoli (Pozzuoli), Ischia (Pithecusa), Salernum, Sorrentum, Poseidonia (Paestum).
Prima ancora dell’origine legata a Capua, per la maggioranza degli studiosi il nome pre-romano della Campania era Oscor, nome relativo ai popoli osci che l’abitavano. Essi, provenienti dagli Appennini abitati dalle genti italiche, si stanziarono nella Campania antica all’incirca tra l’800 e il 900 a. C. Risospinti nell’interno dai colonizzatori Greci tra il VII ed il V secolo a.C., verso la metà del V secolo a.C. con la Costituzione della Lega Campana (438 a. C.), riconquistarono diverse città della Magna Grecia (tra le quali Cuma nel 421 a.C.) ed etrusche (tra le quali Capua nel 423 a.C.) sulla costa del golfo di Napoli e del basso Lazio, occupando anche tutto l’entroterra.

La nascita della Lega Campana segnò un momento fondamentale nella storia della Campania antica, rappresentando l’aggregazione politica e militare delle popolazioni indigene (di origine osca) nella pianura di Capua. In tale zona, risultò infatti decisivo proprio l’insediamento degli Osci al posto del precedente controllo etrusco e questo processo di fusione etnica culminò con la formazione di un’identità comune “Campana”. In altre parole, La formazione della lega nel 438 a.C. fu la risposta delle popolazioni osche/indigene al dominio delle oligarchie etrusche e greche che dominavano la regione.
Secondo diverse fonti, la Lega si strutturò in dodecapoli (confederazione di dodici città). Sebbene la tradizione antica parli spesso di una “dodecapoli” (lega di dodici città) e modellata su quella etrusca, non esiste un elenco univoco e certo dei dodici centri che la componevano in quella data precisa. Le ipotesi più accreditate riportano i seguenti centri: Capua (centro egemone e politico della lega e talvolta identificata come Vulturnum) e la vicina Casilinum, (fino al 1806 frazione di Capua, della quale costituiva i ruoli di porto fluviale lungo le rive del Volturno ), Cuma (uno dei poli fondamentali del sistema territoriale) e la vicina Hamae (sede del santuario federale dove i popoli campani si riunivano per cerimonie religiose e politiche), Puteoli, Neapolis, Ercolano, Pompei, Herculaneum (Ercolano), Nuceria Alfaterna (che mantenne un ruolo guida per le popolazioni della valle del Sarno), Marcina (storicamente identificata con Vietri sul Mare), Suessa, Cales e Nola. Secondo Strabone, furono gli Etruschi che “chiamarono Capua la capitale”. Virgilio nell’Eneide nel citare gli eroi italici afferma che “Capys: hinc nomen Campanae ducitur urbi “ (Capys: da qui il nome Campana che deriva dalla città, laddove capys è fatto risalire al nome etrusco del falcone o, secondo Virgilio, a Capi, leggendario compagno di Enea).
Attorno al 338 a.C. Capua e Casilino passarono sotto l’influenza della Repubblica di Roma, alleandosi dapprima con essa per poi essere coinvolte nella Seconda guerra punica, quando gli eventi bellici portarono dapprima all’assedio di Casilinum e poi all’assedio di Capua. In seguito alle guerre puniche furono sottomesse definitivamente a Roma. Per inciso, Casilinum ha dato il nome alla Via Casilina (Strada statale 6), storica arteria italiana che collega Roma appunto a Capua/Santa Maria Capua Vetere per poi immettersi nella via Appia (S.S. 7).
Come già si accennato in altro intervento, in età imperiale, in seguito alla suddivisione augustea dell’Italia romana in regioni, il concetto di Campania (“Terra dei Campani”) si estese oltre i suoi originari confini andando a ricomprendere un territorio ben più vasto, incluso nella parte meridionale della Regio I Latium et Campania. Il termine Campania andò così ad indicare una generica area di pianura (e quindi forse associato anche al termine campus), comprendente anche la parte pianeggiante del Lazio. È in questo quadro che al nome Campania si affianca l’aggettivo felix. La sua introduzione si deve a Plinio il Vecchio, il quale avverte la necessità di distinguere la Campania Antiqua dal nuovo concetto più esteso di Campania, che includeva la cosiddetta Campania Nova (la Campania di Roma). L’attributo felix nasce, quindi, oltre che per la fertilità del terreno legata alla presenza del fiume Volturno e all’attività vulcanica, anche per identificare in maniera univoca una specifica fetta di territorio: la Campania di Capua. Vale la pena riportare il passo in cui Plinio (morto proprio in Campania il 24 ottobre 79 d.C. con l’eruzione del Vesuvio) celebra la bellezza di questi luoghi nella Naturalis Historia: “Come parlare, anche se solo della costa campana, e di quella sua amenità fiorente e splendida, che mostra come la potenza creatrice della natura in un momento di grazia si sia concentrata in un solo luogo? E tutta quella vivificante e ininterrotta salubrità; quella mitezza di clima, i campi così fertili, colli così ridenti, valichi così sicuri, boschi tanto ombrosi; una tale varietà e ricchezza di selve; venti che spirano da monti così numerosi; una così grande fertilità di messi, di viti e di olivi, e greggi dai manti cosi eccellenti, tori dai colli cosi pingui; tanti luoghi, tanta abbondanza di fiumi e di sorgenti che la bagnano tutta; tanti mari, porti, e il suo grembo aperto da ogni lato al commercio dei popoli e lei stessa che, come per aiutare gli uomini, si slancia ardentemente verso i mari! E taccio il carattere e il costume dei suoi abitanti, e gli eroi, e i popoli conquistati con la sua lingua e il suo valore.”
In definitiva l’antica Capua, sia per l’importanza rivestita nella nascita dell’identità storico-geografica della Campania che per il rilievo tutto particolare ai fini agricoli della ricchezza del territorio, è stata in epoca romana centro fondamentale della vita politica, civile ed economica della Campania. Nel IV secolo a.C. divenne addirittura una delle città più ricche, potenti e probabilmente la più grande della penisola italica. Solo dopo la distruzione saracena del IX secolo, la popolazione si trasferì nell’area della vicina Casilinum, formando l’attuale città di Capua. Il nome, invece, di “Santa Maria Capua Vetere” fu adottato ufficialmente nel 1862, dopo l’Unità d’Italia, per rivendicare il legame storico con la città “vecchia” (Vetere) e distinguerla dal comune vicino.

