Lettera di lamentela da parte di Paziente I. (Ipomea purpurea)
Cara Dottoressa, glielo dico apertamente: qui la situazione è insostenibile. Io mi prodigo in arabeschi verdi, srotolo corolle di seta viola e blu che sono una meraviglia per gli occhi… e qual è il mio grazie? Essere trattata come una comune pianticella! Mi guardano sempre con quel sospetto, misurano ogni mio centimetro di troppo. E vogliamo parlare delle annaffiature? A volte mi lasciano a bocca asciutta solo perché “ho già dato”, altre volte mi affogano. Io esigo rispetto, una postazione al sole ma non troppo feroce, e soprattutto che la si smetta di borbottare ogni volta che metto un tralcio fuori posto. Cordiali saluti (ma neanche troppo), la sua Ipomea esasperata.
Risposta della Dottoressa delle Piante
Gentile Signorina Ipomea,
Ho esaminato con la massima attenzione la sua missiva e, devo ammetterlo, ho apprezzato il vigore con cui difende i suoi diritti di rampicante. Ma mi lasci dire una buona volta per tutte: lei ha un ego smisurato e soffre di una gravissima amnesia selettiva.
Si ricorda per caso dove l’abbiamo sistemata? Si sta lamentando di un arco che farebbe invidia ai giardini storici di Malmaison, un capolavoro che fa da cornice a una panchina incantevole e che qualsiasi altra Ipomea al mondo sognerebbe anche solo di sfiorare! È il salotto buono del terrazzo, e lei ha il coraggio di fare i capricci?
La diagnosi clinica è chiara: sindrome da primadonna viziata, aggravata da un’ingratitudine cosmica. La terapia prescritta prevede:
1. Un bel bagno di umidità moderata, senza scenate isteriche.
2. L’accettazione pacifica di una spuntatina di contenimento.
3. Meno lamentele, più fioriture e un po’ più di rispetto per l’arco di Malmaison.
Distinti saluti (con riserva di potatura), la Dottoressa.
Postilla Poetica
…..A te, creatura d’un mattino, che brami il cielo:
la tua lamentela è il canto della tua bellezza,
il tuo capriccio, il vezzo di una regina…..

