Cara Margherita,
ti scrivo con il cuore stretto. Ho dovuto prendere una decisione difficilissima: le mie camelie, che in terrazza a Cagliari soffrivano l’afa e un sole troppo violento, lottando per la vita, hanno trovato rifugio nel giardino di un amico, sotto alberi grandi e ombrosi. So che era l’atto d’amore giusto, perché il vero amore per la natura non trattiene, libera. Però sento un vuoto immenso. Come si fa a superare il distacco e, soprattutto, come si impara ad accettare che a volte la cura significa fare un passo indietro?
— Anna
La risposta di Margherita
Cara Anna,
quello che hai fatto non è una sconfitta, ma il gesto più alto che un vero custode della terra possa compiere. Le piante non sono soprammobili da dislocare dove fa comodo a noi: sono esseri viventi che dialogano con il clima, la luce e lo spazio. Quando il nostro terrazzo non riesce più a offrire loro il riparo e la frescura di cui hanno bisogno, fare un passo indietro e affidarle a un giardino più generoso è la dimostrazione di un rispetto profondo.
Hai scelto di “lasciare andare” perché hai ascoltato la pianta prima del tuo egoismo. E non temere: il vuoto che senti non rimarrà tale. La terra ha i suoi ritmi, e quando si fa spazio con amore, la vita trova sempre il modo di tornare a farsi viva.
«…Non brama il fulgore dei cieli di agosto,
Ma un lembo di terra nascosto e discosto.
Ha petali densi di velluto e di brina,
Regina in esilio che il verde avvicina...»

