Alle elezioni regionali campane del novembre 2025 il risultato del Movimento 5 Stelle è stato, in termini politici, un campanello d’allarme.
Roberto Fico ha stravinto con il 60,63% dei voti, mentre Edmondo Cirielli si è fermato al 35,72%. In Irpinia, la circoscrizione ha visto l’elezione di quattro consiglieri: Maurizio Petracca del Partito Democratico con 25.314 preferenze, Enzo Alaia di Casa Riformista con 19.876, Livio Petitto con 17.402 e Vincenzo Zecchino con 15.921.
Ma Vincenzo Ciampi, candidato di punta del M5S, pur raccogliendo un consenso non trascurabile, non è riuscito a conquistare il seggio. E il Movimento, a livello regionale, si è fermato al 9,12%, confermando una difficoltà strutturale che rischia di indebolirlo anche all’interno della coalizione di centrosinistra.
La domanda che molti militanti e osservatori si pongono è perché, proprio nel momento in cui il Movimento esprime il presidente regionale, non riesca a tradurre questa forza in rappresentanza territoriale.
Le cause sono molteplici e intrecciate. In primo luogo, la disillusione dei giovani pesa enormemente: l’Irpinia è una terra che continua a vedere i suoi ragazzi partire per studio o lavoro, e la loro assenza si traduce in una base elettorale impoverita e, in parte, demotivata.
Poiché chi resta spesso percepisce la politica come distante, incapace di incidere sulla vita quotidiana, e questo alimenta l’astensionismo. L’affluenza complessiva in Campania si è, infatti, fermata al 44,1%, un dato drammatico che testimonia la sfiducia diffusa. E il M5S, che in passato aveva intercettato proprio il voto di protesta e di chi non si recava alle urne, oggi non appare più come forza antisistema capace di mobilitare gli scontenti.
Un altro nodo riguarda la classe dirigente. Ciampi è figura stimata, ma il Movimento in Irpinia non ha saputo costruire una rete solida di sostegno.
La percezione che alcuni esponenti “predichino bene e razzolino male” mina la credibilità complessiva. Alcuni suoi rappresentanti campani, già nelle passate elezioni, pur proclamando inclusione e meritocrazia, hanno gestito i loro piccoli centri di potere in maniera dissonante rispetto ai principi dichiarati. Talora ostacolando la tanto decantata meritocrazia invece di onorarla e di incentivarla, a beneficio di qualche altro “conoscente” tutt’altro che meritevole.
Questo alimenta oggi il timore che, qualora acquisissero incarichi o assessorati a livello regionale, possano continuare a comportarsi nello stesso modo, contraddicendo quanto predicato.
I giovani, soprattutto, chiedono coerenza: vogliono riscontrare una corrispondenza tra ciò che si dice e ciò che si fa. Se il M5S dovesse somigliare troppo agli altri partiti, rischierebbe di dissolversi, perdendo la sua ragion d’essere. E tutti noi lo abbandonerebbero poiché non ci sarebbe nessuna ragione per mantenerlo in vita.
L’appannamento di identità del Movimento è un tema che emerge anche in altre regioni: molti militanti lamentano che il M5S sia diventato troppo simile al PD, perdendo la radicalità e l’etica originaria.
Ideali come meritocrazia, trasparenza, correttezza e vicinanza al popolo sembrano, di tanto in tanto, offuscati da compromessi e alleanze. Questo smarrimento identitario si traduce in un voto che preferisce rivolgersi altrove, verso candidati percepiti come più radicati e vicini alle comunità e, perfino, più coerenti.
Oltre a ciò, la scarsa presenza nei territori è senz’altro una causa determinante. In Irpinia il voto è fortemente legato alle reti di prossimità, alle relazioni personali, alla capacità di essere presenti nelle piazze e nei paesi.
Il Movimento, nato come forza nazionale e digitale, ha faticato a calarsi in questa dimensione locale. Senza sedi, senza assemblee popolari, senza un “luogo” di confronto, senza un lavoro quotidiano di ascolto, diventa difficile intercettare i bisogni concreti.
È qui che si apre la riflessione sui rimedi: se il M5S vuole evitare di indebolirsi ulteriormente rispetto al resto della coalizione, deve tornare a radicarsi sul territorio.
Non basta avere un presidente regionale . seppur valido e stimato come Fico – se poi nelle circoscrizioni non si riesce a eleggere rappresentanti.
Serve un’azione capillare, fatta di incontri, di proposte concrete per i giovani, di sostegno a start-up e università locali, di politiche che trattengano le energie migliori e che non deluda i più giovani.
Serve soprattutto recuperare l’identità originaria, quella di movimento vicino al popolo e coerente con i propri principi.
Il brutto risultato in Irpinia non è un episodio isolato, ma il sintomo di una crisi più ampia. L’autocritica deve trasformarsi in proposta: tornare a essere movimento di popolo, radicato nei territori, capace di parlare ai giovani e di dimostrare coerenza tra parole e azioni.
Solo così il M5S potrà invertire la rotta e rendere credibile la prospettiva di governo regionale, evitando di restare schiacciato all’interno della coalizione e di perdere progressivamente la propria forza etica, innovativa e propulsiva.
È necessario rimodulare insomma la “Democrazia dei Cittadini” per superare i limiti politici ed organizzativi, nella gestione interna e nei delicati processi democratici decisionali.
(Prof. Andrea Canonico)

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