Raccordo Salerno‑Avellino, vent’anni di rinvii: la Campania chiede risposte e cantieri subito

Quando si parla dell’allargamento del raccordo Salerno‑Avellino, la sensazione è sempre la stessa: un’opera che tutti considerano indispensabile, ma che continua a rimanere ferma al palo. È dal 2001 che il progetto compare nei documenti di programmazione nazionale, eppure, dopo un quarto di secolo, non c’è ancora un cantiere aperto. Solo carte, rinvii, passaggi tecnici che si moltiplicano e un iter che sembra non voler mai arrivare al punto di svolta .

Intanto, il raccordo resta quello che è: una strada che collega tre assi autostradali fondamentali — A2, A30 e A16 — e che ogni giorno sopporta un traffico che va ben oltre la sua capacità, soprattutto per la quantità di mezzi pesanti che lo attraversano . Chi vive o lavora nella Valle dell’Irno lo sa bene: basta un rallentamento per bloccare tutto. E quando si blocca, a farne le spese sono pendolari, studenti dell’Università di Salerno, lavoratori, famiglie. Un’intera area che vede frenare mobilità, sicurezza e sviluppo economico.

Negli anni, ANAS ha più volte aggiornato il quadro progettuale, rivedendo costi e cronoprogrammi. Le verifiche ambientali sono state riaperte più volte, e alcuni adeguamenti richiesti dagli enti competenti hanno contribuito a rallentare ulteriormente il percorso. Anche i Comuni attraversati hanno chiesto chiarimenti su impatti, espropri, mitigazioni acustiche e opere compensative. Tutti elementi reali che hanno inciso sul ritardo complessivo.

In questo scenario, la voce dei lavoratori del settore costruzioni torna a farsi sentire. La Filca Cisl, che segue da anni la vicenda, ha rimesso il tema al centro del dibattito. Giuseppe Vicinanza, segretario organizzativo, lo dice senza giri di parole: non si può più aspettare. Il sindacato ha promosso incontri, sollecitazioni, confronti istituzionali, convinto che quest’opera non sia un “optional”, ma una necessità per la sicurezza e per lo sviluppo dell’area .

L’ultimo passo arriva dal Consiglio comunale di Baronissi, che ha approvato un emendamento per chiedere con forza lo sblocco del progetto. Una scelta che impegna l’amministrazione a continuare a pressare ANAS, il Ministero delle Infrastrutture e la Regione Campania affinché il dossier non resti l’ennesimo fascicolo dimenticato in un cassetto .

La Filca Cisl, da parte sua, conferma la disponibilità a sostenere Baronissi e gli altri Comuni della Valle dell’Irno in ogni iniziativa utile ad accelerare l’iter. L’obiettivo è chiaro: trasformare un progetto che da anni esiste solo sulla carta in un cantiere vero, capace di dare risposte concrete a un territorio che non può più permettersi di aspettare .

E mentre le istituzioni tornano a parlarne, resta la domanda che accompagna quest’opera da oltre due decenni: quanto tempo servirà ancora prima che il primo escavatore arrivi davvero sul raccordo?

F.C.