Quando ci fermiamo a fare rifornimento, il prezzo che leggiamo sul display non è semplicemente il costo del carburante. È la somma di tre elementi: il prezzo industriale del prodotto, le accise e l’IVA. Capire come si combinano questi tre fattori permette di vedere con chiarezza quanto del nostro pagamento finisce allo Stato e quanto invece rappresenta il costo reale del carburante.
Il prezzo industriale è la parte “vera” del carburante: comprende il costo del petrolio raffinato, il trasporto, lo stoccaggio, la distribuzione e i margini delle compagnie. Non è una cifra bassa: oggi, senza alcuna imposta, la benzina costa circa un euro al litro e il gasolio poco più di un euro e venti. Questo significa che, anche eliminando completamente le tasse, il carburante rimarrebbe comunque un prodotto costoso, perché il mercato internazionale del petrolio e la filiera di distribuzione hanno un peso rilevante.
A questo prezzo industriale si aggiungono le accise, che sono imposte fisse per ogni litro venduto. Per la benzina l’accisa è di circa 0,73 euro al litro, mentre per il gasolio è di circa 0,62 euro. Sono tasse “piatte”, che non cambiano in base al prezzo del petrolio: vengono applicate sempre, indipendentemente dal costo del prodotto. Dopo aver aggiunto le accise, si applica anche l’IVA al 22% sull’intero importo. Questo dettaglio è importante: l’IVA non si applica solo sul carburante, ma anche sulle accise. In pratica, paghiamo una tassa sulla tassa.
Se si parte dai prezzi attuali alla pompa, che si aggirano intorno ai due euro al litro, e si sottraggono prima le accise e poi l’IVA, si scopre che il prezzo reale del carburante senza imposte è di circa un euro per la benzina e poco più di un euro e venti per il gasolio. Questo significa che, su ogni litro acquistato, la componente fiscale rappresenta una parte molto consistente del totale.
Per capire quanto incide tutto questo in termini concreti, basta fare un calcolo semplice: cosa succede ai nostri soldi ogni volta che spendiamo 10 euro di carburante? Se il prezzo alla pompa è di circa 2 euro al litro, con 10 euro acquistiamo 5 litri. Su questi 5 litri, le accise pesano per circa 3,65 euro nel caso della benzina e per circa 3,10 euro nel caso del gasolio. A queste cifre va aggiunta l’IVA, che incide per circa 1,80 euro sui 10 euro spesi. Sommando accise e IVA, scopriamo che, su 10 euro di benzina, circa 5,40 euro finiscono allo Stato; su 10 euro di gasolio, circa 4,90 euro.
Questo significa che, in media, quasi la metà di ciò che paghiamo al distributore è composta da imposte. La percentuale esatta varia nel tempo, perché dipende dal prezzo industriale del carburante: quando il petrolio costa poco, la quota fiscale supera facilmente il 50% del totale; quando il petrolio costa molto, la percentuale scende, ma rimane comunque molto alta. In ogni caso, la struttura del prezzo è tale che una parte significativa del nostro rifornimento è destinata allo Stato.
Questa dinamica non è il risultato di un’anomalia italiana, ma di una scelta fiscale consolidata nel tempo: le accise servono a finanziare la spesa pubblica e sono state introdotte in momenti storici diversi, mentre l’IVA è una tassa generale sui consumi. Il carburante, essendo un bene acquistato da milioni di persone ogni giorno, diventa inevitabilmente uno dei canali principali attraverso cui lo Stato raccoglie risorse.
In conclusione, ogni volta che paghiamo 10 euro di carburante, una parte molto consistente – spesso attorno alla metà – non rappresenta il costo del prodotto, ma il peso delle imposte. Il carburante rimane un bene costoso anche senza tasse, ma è indubbio che la componente fiscale sia una delle voci più rilevanti del prezzo finale che vediamo alla pompa.
Se vuoi, posso anche preparare una versione più breve, oppure una versione più narrativa pensata per un pubblico non tecnico.

