C’è un filo che unisce la discussione nazionale sull’assicurazione obbligatoria per i monopattini e il malcontento che monta in Campania: la sensazione, sempre più diffusa, che si stia chiedendo ai cittadini corretti di pagare il prezzo di problemi che non hanno mai creato. È un sentimento che attraversa Napoli, Caserta, Salerno, Avellino. E che oggi torna a farsi sentire con forza, perché mentre si discute di polizze da 400 o 500 euro l’anno — cinque volte più care rispetto a Milano o Bologna — nessuno sembra affrontare davvero il nodo che i campani sollevano da anni: le targhe estere, i veicoli fantasma, la concorrenza sleale di chi circola senza essere identificabile e senza contribuire al sistema assicurativo italiano.
La polemica sui monopattini è stata il detonatore. L’obbligo di RC, rinviato al 16 luglio 2026, è nato con l’intenzione di portare ordine in un settore cresciuto troppo in fretta. Ma la realtà è che, almeno per ora, ha generato più confusione che sicurezza. Le compagnie non hanno ancora spiegato perché un cittadino di Napoli debba pagare cifre che sfiorano quelle dell’RC Auto, mentre un residente di Torino o Firenze può cavarsela con 80 euro. Le istituzioni hanno preso tempo, promettendo monitoraggi IVASS e un futuro forfait nazionale per il risarcimento diretto. Ma intanto la disparità resta, e pesa.
E pesa soprattutto su chi è sempre stato in regola. Perché la Campania è una terra complessa, certo, ma è anche una terra di cittadini che rispettano le norme, che pagano le polizze, che non hanno sinistri alle spalle. La quasi totalità, se si guarda ai numeri reali. Eppure, quando si parla di assicurazioni, sembra che il destino tariffario della regione sia scritto da una minoranza che non rappresenta nessuno. È qui che nasce la domanda che molti campani si fanno ogni giorno: quando si deciderà di intervenire davvero sulle targhe estere, sui veicoli immatricolati fuori Italia che circolano senza controllo, sui furbi che sfuggono alle regole e scaricano i costi su chi le rispetta?
Perché la verità è che non si può chiedere ai cittadini corretti di sostenere un sistema che non li protegge. Non si può continuare a parlare di sicurezza stradale ignorando il fenomeno dei mezzi non identificabili. Non si può pretendere che un napoletano paghi cinque volte più di un bolognese mentre accanto a lui circola indisturbato chi non ha né targa né assicurazione.
La Campania non chiede privilegi. Chiede equità. Chiede che le regole valgano per tutti. Chiede che chi è in regola non venga trattato come un problema, ma come la base su cui costruire un sistema più giusto. E chiede, soprattutto, che lo Stato torni a difendere i cittadini onesti, quelli che ogni giorno fanno la loro parte senza clamore. Quelli che non vogliono pagare per gli altri. Quelli che aspettano, da troppo tempo, un segnale chiaro: che la legalità non è un peso, ma un diritto.

