Immigrazione clandestina: blitz nel napoletano. Arrestate 45 persone tra cui 3 avvocati.


Smantellato un sofisticato sistema illecito volto a favorire l’immigrazione clandestina attraverso pratiche fraudolente. L’inchiesta, coordinata dalla DIA (Direzione Distrettuale Antimafia) di Napoli, ha portato all’arresto di tre avvocati accusati di aver organizzato un meccanismo per agevolare l’ingresso illegale di migranti, dietro il pagamento di somme che potevano raggiungere i 10mila euro. Il fulcro dell’operazione era costituito da alcuni Centri di Assistenza Fiscale (CAF) situati nell’area vesuviana e nolana, utilizzati per la produzione di documenti falsi destinati a ottenere nulla osta al lavoro.

Secondo quanto emerso dalle indagini, gli avvocati sfruttavano le lacune presenti nelle procedure del Decreto Flussi e i sistemi di richiesta delle quote migratorie attraverso i cosiddetti “click day”.
Attraverso l’inserimento di informazioni non veritiere, venivano simulate assunzioni presso aziende inesistenti, corredate da contratti di lavoro fasulli e certificazioni di idoneità alloggiativa altrettanto mendaci. Questo stratagemma permetteva ai migranti di ottenere la regolarizzazione anche senza possedere requisiti reali.

L’operazione ha portato all’emissione di 45 misure cautelari, tra cui 11 arresti in carcere e 23 ai domiciliari. Tra gli indagati figurano anche un agente di polizia e un ufficiale della municipale, sospettati di aver fornito supporto tecnico e amministrativo all’organizzazione criminale. Inoltre, un clan operante in zona sarebbe stato coinvolto nell’attività illecita, imponendo estorsioni e garantendo il funzionamento del sistema mediante la connivenza con alcuni CAF compiacenti.

L’inchiesta ha messo in evidenza l’imponente giro d’affari generato da questo sistema illegale. Uno degli avvocati coinvolti avrebbe utilizzato i profitti illeciti per acquistare beni di lusso, tra cui una Ferrari.
A seguito delle indagini, le autorità hanno disposto il sequestro di beni immobili e conti correnti per un valore complessivo di circa due milioni di euro.

L’indagine, avviata nel 2023, ha richiesto un lavoro investigativo approfondito, che ha visto l’impiego di strumenti di intercettazione e analisi documentali.
Le autorità proseguiranno con gli accertamenti per individuare altri eventuali responsabili e per comprendere la piena portata del fenomeno.
La vicenda mette nuovamente in luce le vulnerabilità del sistema di immigrazione e l’infiltrazione della criminalità organizzata nei processi di regolarizzazione.