Nel “Parco Nazionale del Cilento, Vallo di Diano e Alburni” si apre una nuova fase nella gestione della fauna selvatica, un percorso che arriva dopo mesi di confronto con la Guardia Agroforestale Italiana e che segna un cambio di passo nella strategia di contenimento degli ungulati. L’ente ha infatti avviato la formazione di una long list di operatori economici interessati al ritiro dei capi di cinghiale abbattuti durante le attività di controllo, un passaggio che punta a rendere più trasparente e strutturato un settore spesso al centro di criticità gestionali.
La pressione esercitata dalla popolazione di cinghiali, cresciuta in modo esponenziale negli ultimi anni come accaduto in molte altre aree protette italiane, ha reso necessario un sistema più rigoroso. I danni alle coltivazioni, l’erosione degli habitat e l’aumento degli incidenti stradali hanno imposto un approccio integrato, in linea con le indicazioni dell’ISPRA e con le pratiche già adottate in altri parchi nazionali, dove la filiera della carne selvatica viene gestita attraverso centri autorizzati e operatori qualificati. In questo contesto, la selezione dei soggetti incaricati del ritiro e del trasporto dei capi abbattuti diventa un tassello essenziale per garantire legalità, tracciabilità e sicurezza alimentare.
La long list servirà proprio a individuare realtà imprenditoriali dotate delle competenze e delle autorizzazioni necessarie, capaci di assicurare un trattamento conforme alle norme sanitarie e di valorizzare un prodotto che, se correttamente gestito, può entrare nella filiera alimentare come avviene già in diverse regioni italiane. La Guardia Agroforestale Italiana ha avuto un ruolo determinante nel sollecitare un modello più moderno, capace di superare improvvisazioni e pratiche non uniformi, e di trasformare un’attività obbligata di controllo faunistico in un processo amministrativo chiaro e verificabile.
Gli operatori che saranno inseriti nell’elenco dovranno occuparsi del ritiro dei capi presso i Centri di Raccolta di Cuccaro Vetere, Felitto, Morigerati e Roscigno, assumendosi ogni responsabilità legata al trasporto verso i centri di lavorazione autorizzati. Il rimborso riconosciuto alle associazioni di selecontrollori, calcolato sul peso delle carcasse eviscerate, rappresenta un ulteriore elemento di regolamentazione di una filiera che fino a pochi anni fa risultava frammentata e priva di un coordinamento organico.
Per essere ammessi alla procedura, gli operatori dovranno dimostrare la propria idoneità professionale, l’iscrizione alla Camera di Commercio per attività coerenti e la disponibilità di mezzi autorizzati al trasporto alimentare. La manifestazione di interesse, completa di tutta la documentazione richiesta (Modelli A, B, C e D scaricabili dal sito istituzionale del Parco), dovrà essere trasmessa esclusivamente tramite PEC all’indirizzo parco.cilentoedianoealburni@pec.it entro le ore 12:00 del 9 marzo 2026, anche se l’elenco resterà aperto nel tempo, salvo sospensioni dovute a un eccesso di richieste rispetto ai capi disponibili.
L’avvio di questo sistema segna un passo avanti nella governance del Parco, che punta a coniugare tutela ambientale, equilibrio faunistico e responsabilità amministrativa. Una gestione moderna della fauna non si limita al controllo numerico degli animali, ma comprende anche la capacità di garantire che ogni fase — dall’abbattimento alla destinazione finale delle carni — avvenga nel rispetto delle norme e con una visione di sostenibilità complessiva del territorio.
ARTICOLI CORRELATI: Clicca QUI e QUI

