NOLANO – Cava Olivella, a Schiava: 439 cittadini inviano una petizione alla Regione Campania chiedendo controlli e tutela ambientale

La gestione della cava calcarea di Olivella di Casamarciano (Na) è tornata, da qualche giorno, al centro dell’attenzione pubblica grazie a un’iniziativa civica che, per dimensioni e toni, segna un nuovo capitolo nella lunga controversia ambientale che interessa l’area tra Casamarciano, Tufino, Comiziano e Visciano. Sono 439 i cittadini che hanno sottoscritto una petizione indirizzata alla Regione Campania per sollecitare un intervento istituzionale immediato, ritenendo ormai non più rinviabile una verifica rigorosa delle attività estrattive e dei loro effetti sul territorio.

Il documento, inviato al presidente della Giunta regionale Roberto Fico e agli assessori competenti, chiede che la “coltivazione” della cava venga ricondotta entro i limiti fissati dal Piano Regionale delle Attività Estrattive. I firmatari denunciano un utilizzo protratto per decenni con modalità da essi considerate non conformi alla normativa, al punto da aver prodotto – secondo la loro ricostruzione – un vero e proprio “sventramento” del complesso collinare tra Olivella (Casamarciano) e Paenzano (Tufino). Le criticità richiamate riguardano la geometria delle scarpate, l’impatto acustico e atmosferico, la gestione delle polveri e l’assenza di un piano di ricomposizione ambientale adeguato.

La preoccupazione sanitaria rappresenta uno dei passaggi più forti della petizione. I residenti della frazione Schiava segnalano da anni la presenza di polveri diffuse nell’aria, con ricadute percepite sulla salute respiratoria della popolazione. A sostegno delle loro richieste, i cittadini richiamano monitoraggi condotti nei primi anni Duemila da Arpac e Sogin, che avevano già evidenziato livelli significativi di particolato e suggerito ulteriori approfondimenti per definire l’area di influenza della cava. Indicazioni che, secondo i promotori dell’iniziativa, non avrebbero mai trovato un seguito concreto.

La vicenda della cava Olivella non è nuova alle contestazioni. Già negli anni Novanta e nei primi Duemila comitati civici e amministrazioni locali avevano sollevato dubbi sulla sostenibilità delle attività estrattive, chiedendo controlli più stringenti e un piano di recupero ambientale. Nel tempo si sono alternati momenti di maggiore attenzione istituzionale e fasi di stallo, mentre l’area continuava a essere oggetto di sfruttamento. La petizione attuale si inserisce dunque in una storia lunga, segnata da ricorsi, richieste di chiarimento e periodiche mobilitazioni popolari.

Ora, i firmatari parlano apertamente di una “coltivazione anarchica” che avrebbe compromesso il paesaggio e aumentato l’esposizione della popolazione a fattori di rischio ambientale. Per questo chiedono alla Regione non solo verifiche puntuali, ma anche la valutazione dell’eventuale cessazione delle attività estrattive, qualora venissero confermate le irregolarità denunciate. L’appello si chiude con l’attesa di un riscontro ufficiale, che molti cittadini considerano decisivo per il futuro dell’area.