I Finanzieri del NSPV stanno eseguendo un decreto di sequestro preventivo, per un ammontare di oltre 21 milioni di euro, nei confronti di n. 16 società e dei relativi rappresentati legali, indagati a vario titolo per i reati di emissione e utilizzo di fatture per operazioni inesistenti.

Una vasta e articolata operazione della Guardia di Finanza scuote il settore del commercio dei materiali ferrosi, portando alla luce un presunto sistema di “banca clandestina” che avrebbe movimentato all’estero oltre 134 milioni di euro attraverso un articolato meccanismo di fatture per operazioni inesistenti. È quanto emerge dal comunicato della Procura della Repubblica di Napoli, che oggi ha disposto un sequestro preventivo da oltre 21 milioni di euro nei confronti di 16 società e dei loro rappresentanti legali, indagati per emissione e utilizzo di documenti fiscali falsi.
Secondo gli inquirenti, il sistema illecito si basava su società “cartiere” prive di reale operatività, che emettevano fatture fittizie verso aziende del settore ferroso. Le società beneficiarie pagavano tramite bonifico, ma le somme venivano poi trasferite su conti esteri e restituite in Italia in contanti, al netto di una commissione. Un meccanismo che permetteva sia di riciclare denaro contante, reinserendolo nei circuiti finanziari con parvenza di legittimità, sia di ottenere indebiti vantaggi fiscali. «Ricevuti i bonifici, le società “cartiere” trasferiscono le somme su conti correnti esteri; infine, alle società utilizzatrici vengono restituite […] le somme bonificate attraverso la consegna di denaro contante».
Le indagini, avviate alla fine del 2024 dopo alcune anomalie riscontrate sul conto di un acconciatore napoletano, hanno permesso di ricostruire un flusso di fatture false per oltre 100 milioni di euro e di individuare 31 persone indagate. Le società coinvolte risultano distribuite tra Campania (10), Lombardia (3) ed Emilia Romagna (3), tutte accomunate da indicatori di rischio: assenza di sede operativa, mancanza di personale, incoerenza tra attività dichiarata e operazioni fatturate, vita societaria brevissima e rapporti concentrati con pochissimi interlocutori.
Particolarmente rilevante la destinazione dei fondi: 51 milioni verso la Germania, 39 milioni in Irlanda, 20 milioni in Cina, 6 milioni in Danimarca, oltre a ulteriori trasferimenti in Spagna, Lussemburgo, Bulgaria, Belgio e Paesi Bassi. Un quadro che, secondo la Procura, conferma la natura transnazionale del presunto sistema di riciclaggio.
Il sequestro, eseguito dal Nucleo Speciale Polizia Valutaria con il supporto di diversi comandi provinciali, rappresenta un nuovo tassello di un’indagine complessa e ancora in corso. I provvedimenti sono stati emessi nell’ambito delle indagini preliminari e che le persone coinvolte sono da considerarsi innocenti fino a eventuale sentenza definitiva.

