[2 VIDEO] – Il campo nomadi dove il sole non arriva: roghi, degrado e violenza durante il maxi‑blitz dei Carabinieri

L’umidità del mattino si mescola al primo sole di primavera, ma qui non scalda. Resta sospesa, sconfitta dall’ombra che avvolge il campo nomadi di via del Macello, a Poggioreale. Il grigio domina tutto, anche quando qualcuno prova a opporre un tocco di bellezza al degrado: un piccolo vaso di rose rosse appoggiato contro un pilone di cemento armato, uno dei tanti che sorreggono la statale diretta verso i paesi vesuviani. Una tettoia pesante, fatta di longarine e asfalto, che diventa riparo e condanna.

La strada per arrivare all’insediamento è un percorso a ostacoli. Le sospensioni cedono, gli pneumatici soffrono. Sullo sfondo, quasi un contrasto crudele, lo skyline del Centro Direzionale si staglia come un’altra città, distante anni luce.

Quando i Carabinieri della compagnia Poggioreale entrano nel campo, si muovono in ogni direzione. Molti indossano mascherine, non per un virus ma per il fumo acre dei roghi di rifiuti, una brace tossica che brucia sotto la superficie, invisibile ma costante. Attorno alle uniformi si raduna subito un gruppo di bambini: sorrisi larghi, scarpe consumate, curiosità incontenibile. Si avvicinano, fanno linguacce, poi le madri li richiamano indietro. Loro obbediscono, ma gli occhi restano lì, a spiare.

Qualcuno protesta apertamente: “Perché siete qui? Siamo persone per bene”. Altri osservano in silenzio, lasciando che siano i più giovani a sfogare l’ardore. C’è chi consegna i documenti senza discutere e chi invece si infervora, spiegando perché la sua auto risulta radiata o perché “deve andare a lavorare” e non ha tempo per “stupidaggini burocratiche”.

Nel giro di poche ore, 21 veicoli vengono sequestrati: furgoni, utilitarie, station wagon senza assicurazione, abbandonati o addirittura cancellati dal PRA ma ancora in circolazione. Quando un carro attrezzi aggancia uno di questi mezzi, l’autista viene aggredito con una chiave inglese. Sette giorni di prognosi e un arresto in flagranza per violenza a incaricato di pubblico servizio. Altri tre uomini vengono denunciati per aver colpito a martellate le auto destinate al sequestro.

Il controllo prosegue tra discussioni, sospiri e rassegnazione. “Lasciateci in pace”, dice qualcuno. Altri si limitano ad aspettare che tutto finisca, come fosse un rituale già visto. Nel frattempo, i militari trovano due cani in condizioni critiche: un pitbull ferito e un maremmano denutrito, entrambi tra i rifiuti, con guinzagli che più che legare sembrano punire. Vengono affidati all’ASL e ai Carabinieri forestali del Cites.

Le ore scorrono e il quadro si allarga. Emergono abusi edilizi, un manufatto abusivo di 80 metri quadrati, sigarette di contrabbando, 55 pacchetti sequestrati, e un campionario di irregolarità che sembra non avere fine. Gli uomini dell’Arma lo sanno: non è un controllo di routine. È una giornata che richiede pazienza, fermezza e una certa dose di umanità. Sanno che i verbali saranno tanti e che l’orario di servizio resterà solo un’indicazione teorica.

Alla fine, il bilancio è pesante: 84 persone identificate, 37 già note alle forze dell’ordine, 14 sanzioni per violazioni al Codice della Strada, denunce per abbandono di animali, danneggiamenti, violenza. Ma oltre ai numeri resta l’immagine di quel campo dove il sole non arriva, dove il grigio vince sempre e dove, nonostante tutto, i bambini continuano a correre e a sorridere. Una lezione di vita più che un’operazione di polizia.