Prezzo Nocciole 2026, il Piemonte apre a 10 euro per punto resa: quotazioni fino a 440 euro al quintale

La campagna corilicola 2026 si apre con un segnale chiaro proveniente dal Piemonte, dove le prime contrattazioni hanno fissato un riferimento di 10 euro per punto resa per le partite appartenenti alla fascia qualitativa più alta. Il dato, emerso alla Fiera della Nocciola di Castagnole delle Lanze, è stato accolto con interesse anche a Cortemilia e nell’Alta Langa, territori che rappresentano il cuore storico della produzione piemontese. Secondo le prime valutazioni, una partita con resa del 44% raggiunge un valore indicativo di 440 euro al quintale, mentre rese del 45% e 46% portano il prezzo rispettivamente a 450 e 460 euro al quintale, confermando un avvio di stagione con quotazioni sostenute.

La presidente della Cia Alessandria-Asti, Daniela Ferrando, ha definito il riferimento dei 10 euro «un buon punto di partenza», sottolineando come le partite di qualità possano superare agevolmente la soglia dei 400 euro al quintale. La resa alla sgusciatura rimane il parametro decisivo: il campione in guscio viene valutato al netto dei difetti e del sotto-calibro, e il valore finale è determinato dalla moltiplicazione tra resa e prezzo unitario.

Il quadro piemontese si inserisce in un contesto nazionale più ampio, dove i prezzi mostrano una forte variabilità in base alla varietà e alla piazza di riferimento. I dati ISMEA indicano che, nel luglio 2026, le nocciole italiane presentano valori medi compresi tra 3,00 e 5,40 euro al chilogrammo, con punte più elevate per la Tonda Gentile Trilobata e la Tonda Romana, che registrano rispettivamente 5,40 e 4,04 euro/kg.

Parallelamente, la Borsa Merci di Milano segnala un prezzo stabile di 7,00 euro/kg per le nocciole italiane, con una crescita significativa del trend nelle ultime settimane. Le rilevazioni SOGEMI mostrano oscillazioni marcate nel corso dell’anno, con picchi fino a 9,00 euro/kg e minimi di 2,00 euro/kg, a conferma di un mercato dinamico e influenzato da qualità, disponibilità e domanda industriale.

Sul fronte internazionale, i dati FAOSTAT riportano per l’Italia un prezzo medio all’origine di 3,40 euro/kg nel giugno 2026, in lieve calo su base annua. L’Italia resta comunque uno dei protagonisti del settore: secondo produttore mondiale con oltre 120.000 tonnellate nel 2024 e terzo esportatore globale, con 17.771 tonnellate esportate per un valore di 161,8 milioni di dollari.

In questo contesto, il riferimento piemontese dei 10 euro per punto resa assume un ruolo strategico. Non rappresenta una quotazione ufficiale valida per ogni compravendita, ma costituisce un indicatore significativo dell’orientamento del mercato, soprattutto per le partite di alta qualità. A Cortemilia e nell’Alta Langa, gli operatori guardano con attenzione alle prossime settimane, quando l’ingresso di quantitativi maggiori potrebbe confermare o modificare l’attuale scenario. La campagna 2026 si presenta dunque come una fase decisiva, in cui qualità, calibro e resa saranno determinanti nel definire il valore riconosciuto ai produttori e nel misurare la tenuta delle prime quotazioni.